Archive for settembre, 2009

Sondrio La frana di Tresenda

A causa delle forti piogge di quei giorni, una parte dei terreni coltivati a vigneto franarono a valle provocando 18 morti nella piccola frazione di Tresenda.

L’albero della libertà

Le vicende di Sondrio e dell’intera Valtellina sono da sempre state tumultuose e segnate da lotte e annessioni a regni diversi. Con il trattato di Teglio, siglato agli inizi del Cinquecento, la città passa sotto il governo dei Grigioni dei quali diventa un importante centro di potere, ma, ben presto, la differenza di religione tra grigioni protestanti e valtellinesi cattolici si acuisce sempre più e sfocia in una vera e propria rivolta, il cui pretesto è rappresentato dall’uccisione dell’arciprete di Sondrio, Nicola Rusca nel 1620.
L’episodio è stato definito "il sacro macello" poiché costò la vita a oltre 400 tra funzionari retici e riformatori protestanti. In quegli anni, la città assunse un governo autonomo che resisterà in carica fino al 1639, anno in cui il Trattato di Milano sancisce il ritorno della sovranità grigione sull’intera valle. Per ben oltre un secolo le cose si mantengono quasi inalterate, ma alla fine del Settecento cominciano a diffondersi in tutto il Nord Italia le idee di fratellanza, uguaglianza e, soprattutto, libertà portate dalla rivoluzione francese. Al termine di un’assemblea tenutasi nella chiesa dei Santi Gervasio e Protasio, il popolo di Sondrio scende in piazza e pianta l’albero della Libertà, simbolo concreto di ribellione al potere dei grigioni. Poco dopo, la Valtellina viene annessa alla Repubblica Cisalpina ed inserita nel Dipartimento dell’Adda e dell’Oglio.

La frana della Val di Pola

Il 17 luglio del 1987 su tutta la zona della Val di Pola cadono oltre 30 centimetri di pioggia, quasi un quarto di tutta l’acqua che precipita solitamente sull’intera valle nel corso di un anno. Con il passare dei giorni, le condizioni sembrano lentamente migliorare ma il mattino del 28 luglio, un’immensa frana di quaranta milioni di metri cubi di terra e rocce si stacca dalle cime del Redasco abbattendosi da un’altezza di circa duecento metri sui comuni di Morignone, Sant’Antonio, Aquilone , Foliano e Castellaccio San Martino e ricoprendo completamente l’intero fondo della valle.
Alla fine le vittime della spaventosa catastrofe i morti furono cinquantatré e millecinquecento i senzatetto.

RomaCuriosità di Roma

Lo scherzo di Pietro Caffarelli

L’Aracoeli è legata anche a un terribile scherzo che il principe don Pietro Caffarelli giocò alla fine del 1600 a dei poveri contadini che dormivano in gruppo ai piedi della gradinata. Il nobile, mentre i disgraziati riposavano, fece precipitare dall’alto della scalinata diverse botti piene di pietre. I villici furono travolti e si contarono numerosi feriti. Le autorità dell’epoca aprirono un’inchiesta e, con evidente senso di giustizia, stabilirono che la colpa era dei contadini perché con la loro presenza avevano disturbato il sonno del principe.

La scoperta della basilica neopitagorica

Durante i lavori per la sistemazione del terrapieno ferroviario, viene riportata alla luce la misteriosa basilica neopitagorica, la cui costruzione risale alla prima metà del I secolo dopo Cristo. Posto otto metri sotto l’attuale livello stradale, il luogo serviva ai fedeli di Pitagora prima, e a quelli di Mitra poi, per trovare l’equilibrio interiore e scoprire la profonda armonia della natura.

La scoperta della sorgente dell’Acqua Santa

Un bifolco, che conduceva al pascolo le sue bestie nei pressi della via Appia, si accorse con meraviglia che un rivo d’acqua del colore del sangue scorreva lì vicino. Raccapricciatosi, corse via. Il giorno seguente, tornato nello stesso luogo, trovò l’acqua che scorreva limpidissima. Vi immerse le sue mani affette dalla rogna, e queste guarirono spontaneamente, mentre l’acqua si tingeva nuovamente di color rosso. Subito diede notizia del portento. Col tempo, la fama dell’acqua santa divenne tale che anche i pontefici ne fecero uso.

Inaugurazione del "museo" dei precordi

La notorietà maggiore della chiesa è dovuta al fatto che dalla fine del Cinquecento fino al 1825, essendo stata parrocchia e comprendendo nella sua giurisdizione il palazzo del Quirinale, per oltre due secoli e mezzo, ha ospitata le esequie dei papa. Così, tranne poche eccezioni, accolse i precordi di ventidue pontefici, i cui nomi sono incisi su due grandi lapidi nell’abside. Prima dell’imbalsamazione gli organi della cavità toracica erano estratti e sigillati dentro un vaso, che il cappellano del defunto consegnava al parroco, il quale, impartita la benedizione, lo deponeva nella cappella sotterranea.

Consegna dei sussidi alle zitelle

Ogni 25 marzo, per la festa dell’Annunziata, si svolgeva nella chiesa la consegna dei sussidi dotali alle zitelle; vi presenziava il papa, che vi arrivava al termine di una solenne cavalcata con il seguito della corte, tenendo Cappella alla presenza della nobiltà romana. Terminata la Messa le fanciulle, completamente avvolte in un manto bianco a eccezione degli occhi, tanto che erano chiamate le "ammantate", venivano accompagnate singolarmente con un cero in mano davanti alla sedia del papa e ammesse al "bacio della pantofola", ricevendo la benedizione e la dote.

FirenzeForte di Belvedere

Il Belvedere è una bellissima villa fortificata commissionata da Ferdinando I al Buontalenti che la costruisce tra il 1590 e il 1595. Dal giardino del Forte si ha una bellissima veduta di Firenze. Per giungere al Belvedere è necessario uscire dal Giardino dei Boboli a Palazzo Pitti. Oggi è un posto tranquillo immerso nel verde e d’estate diventa sede di esposizioni, in genere di arte contemporanea.

Palazzo Medici Riccardi

Superbo esemplare di palazzo fiorentino del Rinascimento, voluto da Cosimo de’ Medici. Questi, prima di affidare l’incarico a Michelozzo, aveva chiesto un progetto a Brunelleschi, ma lo aveva rifiutato perchè troppo principesco, rivelando non tanto la sua modestia quanto la sua abilità. La sua politica era infatti di dominare la città senza rivestire cariche pubbliche, senza apparire ufficialmente al di sopra degli altri. Era infatti stato condannato qualche anno prima, nel 1433, ad un breve esilio a Venezia e a Padova proprio per la sua manifesta volontà di dominio. Al suo interno può essere ammirata la splendida cappella dei Magi affrescata da Benozzo Gozzoli. Oggi il Palazzo è sede della Prefettura e della provincia di Firenze, spesso sede di mostre.

Battistero

Ricordato da Dante come il "bel San Giovanni" è uno dei più antichi edifici di Firenze. Per alcuni risale nella sua struttura al IV-V secolo, per altri è costruzione romanica del XI-XII secolo. Ha pianta ottagonale e lo recinge un doppio ordine di pilastri che reggono in basso una trabeazione e in alto arcate. Vi si accede attraverso tre portali con porte in bronzo, tra le quali la famosa porta del Paradiso, come la definì Michelangelo, opera di Lorenzo Ghiberti (1425).

Palazzo Vecchio

Il palazzo, iniziato probabilmente da Arnolfo di Cambio, assume l’immagine del fortilizio, questo perchè i "signori", costituenti il governo cittadino, come afferma il cronista fiorentino Dino Compagni, potessero difendersi dalle violenze che avrebbero loro impedito di deliberare con giustizia. La Torre, non centrale, ma spostata verso sinistra, perchè venne incorporata una vecchia torre preesistente, detta della Vacca, era simbolo di potenza, ma serviva soprattutto per comunicare con il popolo.

Cupola del Brunelleschi

Uno degli otto lati del tamburo che regge la Cupola del Brunelleschi è tutto traforato da una piccola galleria ad archetti. Come mai questa galleria, opera di Daccio d’Agnolo, non fu proseguita anche sui rimanenti sette lati? La spiegazione è questa: Michelangelo, richiesto di un parere su quell’opera appena iniziata, non la trovò di suo gusto e la definì, scherzosamente, "una gabbia di grilli". Fu così che il povero Daccio d’Agnolo fu costretto ad interrompere il suo lavoro, nel 1420.

Palazzo Antinori

Si trova nell’omonima piazza al numero civico, 3. La sua costruzione fu commissionata, intorno al 1460, a Giuliano da Maiano da Giovanni Boni, ricchissimo membro dell’Arte del Cambio. Oggi gli ambienti del Palazzo Antinori non sono visitabili ad eccezione del cortile da cui si accede alla cantinetta, dove è possibile degustare e anche acquistare ottimi vini.

Parma per noiParma e la musica: il mito di Verdi

"Il 27 gennaio(1901) muore a Milano il nostro grande Giuseppe Verdi. Era nato a Roncole di Busseto il 10 ottobre 1813 da povera famiglia e in ambiente culturale molto povero. Con la tenacia tipica dei contadini della bassa, con il suo genio, si è fatto quasi da solo uno dei più grandi musicisti di tutti i tempi. Risibile ci appare oggi il giudizio della commissione milanese davanti alla quale si era presentato nel 1832 per l’ammissione a quel Conservatorio: "Non sa suonare il cembalo, non imparerà mai; riuscirà mediocre…". (…)Durante i moti del Risorgimeno il suo nome era diventato il simbolo dell’unità italiana. "Viva Verdi" si scriveva sui muri delle casee si gridava ad ogni occasione, nei teatri, nelle radunanze, sempre. E si voleva significare: "Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia". Il 20 aprile 1872 aveva curato al Teatro Regio la prima rappresentazione italiana dell’Aida, una delle sue opere più amata dai parmigiani".

La nascita dell’Ospedale Vecchio

Alla fine del XII secolo Parma vede un momento di grandi cambiamenti urbanistici(spesso conseguenti a calamità naturali)che portarono il comune ad un allargamento: "A governare questa città diventata grande c’è il Comune che assicura l’amministrazione della giustizia, la tutela dell’ordine pubblico, la polizia mortuaria, l’uso delle strade e delle acque pubbliche, la vendita del sale proveniente da Salsomaggiore. Agli ospedali non ci si pensa ancora; i ricchi si curano a casa, i povri fanno prima a morire. A costoro ci pensa nel 1201 Rodolfo Tanzi che fonda un ospedale nell’Oltretorrente in un edificio con tanti portici che esiste ancora in via d’Azeglio. Prima i calzolai, ma poi certamente anche le altre corporazioni di artigiani, versano a quest’ospedale dei contributi, acquistandosi il diritto di essere ricoverati in caso di malattia. (…) L’ospedale di Rodolfo Tanzi diventerà più tardi ospedale pubblico e tale rimarrà fino alla costruzione del nuovo complesso ospedaliero di via Gramsci".

PalermoPalazzo dei Normanni

Il palazzo venne costruito intorno al X secolo dagli emiri arabi, prima che questi decidessero di spostare la loro corte nella cittadella della Kalsa (uno dei quartieri della città). Dai re normanni, che lo scelsero come residenza, fu concepito come una fortezza, ma anche come dimora di eccezionale sontuosità e raffinatezza. I re normanni utilizzarono per le proprie architetture i sistemi costruttivi di influenza islamica già conosciuti nell’isola sfruttando la padronanza tecnica. Il palazzo dei normanni era costituito da una serie di torri e padiglioni per l’alloggio del re e del suo seguito. Non vi mancavano giardini, stanze di riposo e di udienza. Il palazzo reale venne abbandonato dopo che Federico II decise di lasciare la corte di Palermo.

Cappella Palatina

La cappella Palatina venne costruita tra il 1130 e il 1132, intitolata a San Pietro ed è un vero gioiello dell’arte normanna. Nella cupola è raffigurato il Cristo Pantocrator attorniato da Angeli e Arcangeli.

Abbazia di Monreale e Duomo

L’abbazia benedettina di Monreale comprendeva oltre al duomo e al chiostro anche il dormitorio dei monaci, il refettorio, la foresteria, e tutte le attrezzature necessarie alla vita comunitaria. Del monastero oggi rimane poco anche se un recente intervento di restauro ha recuperato tre torri. Il duomo faceva parte di un complesso unitario che comprendeva oltre all’abbazia anche il palazzo reale e l’episcopio. La cattedrale venne però costruita nel 1174 su ordine di Guglielmo II e fu dedicata alla natività della Madonna. L’interno della chiesa è suntuoso, con mosaici di rara bellezza realizzati in oro, che rappresentano passi della Bibbia.

La Porta Felice

Nel 1581 il Cassaro (la strada principale di Palermo in quell’epoca) venne prolungata dalla chiesa di Porto Salvo fino al mare. Il vicerè Marcantonio Colonna, che aveva promosso quell’ardita opera urbanistica, volle che il nuovo ingresso all’arteria dal mare s’adornasse di una porta grandiosa, degna dell’altra (Porta Nuova). Nel 1582 egli pose la prima pietra e battezzò la nuova costruzione con il nome di Porta Felice.

La chesa del Santissimo Salvatore

Vero gioiello dell’arte barocca è la chiesa del Santissimo Salvatore, costruita a partire dal 1682 su progetto di Paolo Amato. Per questa chiesa l’architetto adottò la pianta ellittica coperta da una cupola di notevoli dimensioni e predispose un nutrito apparato decorativo volto a stupire lo spettatore. Il prospetto sul Cassaro (la via principale dell’epoca, oggi corso Vittorio Emanuele) ha linee nette e severe; nel primo ordine si alternano finestre e nicchie, contornate da complesse cornici in pietra. Nel 1763 la maestosa cupola fu coperta verso l’esterno da un loggiato per proteggere la volta dalle infiltrazioni d’acqua piovana. La struttura così composta risulta particolarmente evidente nel panorama della città, dove domina, insieme alle altre cupole cittadine.