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	<title>Viaggiare in Italia &#187; curiosità</title>
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		<title>Curiosità e personaggi di Ravenna</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2009 14:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Emilia Romagna]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.ravennaxnoi.it/"><img hspace="5" height="225" align="left" width="300" vspace="5" src="http://www.viaggiare-italia.com/wp-content/uploads/image/ravenna-PiazzaPopulo01.jpg" alt="Piazza del popolo Ravenna" /></a>Curiosit&agrave; e personaggi di <a href="http://www.ravennaxnoi.it/">Ravenna</a></p>
<p><strong>Francesca Da Polenta </strong><br />
Figura femminile resa immortale dalla letteratura, gode di una &laquo;una vita pi&ugrave; salda e sicura e pi&ugrave; reale&raquo; che non tutte le ravennati storiche realmente vissute che incontriamo e scopriamo in queste pagine.&nbsp; Francesca vive nell&#8217;immaginario collettivo e continua a far parlare di s&eacute; [...] Il suo mito &egrave; perenne [...]&nbsp; La fama di Francesca nasce dalle terzine dantesche. Nel primo cerchio dell&#8217;Inferno Francesca sfugge per un istante dalla rapina della bufera infernale e si fa incontro a Dante, sempre avvinghiata a Paolo in quel volo a due, indissolubile ed eterno. [...] Francesca e Franceschina &egrave; la figlia di Guido Minore Da Polenta, signore di Ravenna. Il nome della madre &egrave; ignoto, come pure l&#8217;anno di nascita, che si pu&ograve; collocare intorno al 1260. Risulta che ebbe una sorella pi&ugrave; giovane, Samaritana, sulla quale &egrave; stato scritto un saggio da Corrado Ricci, e otto fratelli tra legittimi e bastardi. Probabilmente spos&ograve; Gianni Ciotto (Johannes Zoctus, cio&egrave; Giovanni Zoppo) Malatesta, signore di Rimini, tra il 1275-1282. Come risulta dal testamento di Malatesta da Verucchio, Francesca ebbe una figlia Concordia. Della storia di e amore e morte nulla &egrave; rimasto. Suo cognato Paolo Malatesta era sposato con Orabile Beatrice, contessa di Ghiagghiolo, dalla quale ebbe due figli. Si ipotizza che gli amanti furono uccisi dal marito tradito tra il 1283 e il 1286, quando Gianciotto convol&ograve; a nuovo nozze con la faentina Zambrasina di Tebaldello Zambrasi.&nbsp; Come si vede dunque la fonte storica &egrave; stata travolta dalle fonti letterarie. Proprio da questo si &egrave; sviluppato il mito Ottocentesco. [...] Ricordiamo in Italia Francesca tragica di Silvio Pellico e soprattutto la Francesca di Gabriele D&#8217;Annunzio, impersonata in scena da Eleonora Duse.</p>
<p><strong>Lo stemma del Comune di Ravenna</strong><br />
Il testo &egrave; stato redatto a cura dell&#8217;Ufficio Stampa del <a href="http://www.comune.ravenna.it/">Comune di Ravenna</a>.<br />
Della forma dello stemma della citt&agrave; di Ravenna precedente l&#8217;attuale e raffigurante Port&#8217;Aurea (la porta costruita nel 43 d.C. sotto l&#8217;imperatore Claudio, definitivamente demolita nel 1582) si hanno notizie sicure grazie a prove documentarie:&nbsp; &#8211; l&#8217;impronta a secco rinvenuta nel 1900 da Silvio Bernicoli in calce ad un atto pubblico dell&#8217;11 ottobre 1472 (Archivio Notarile Prt. 46 c. 210-211 settimo dei rogiti del notaio ravennate Martino Astoci);&nbsp; &#8211; il ritrovamento &#8211; ad opera di Corrado Ricci &#8211; del sigillo in bronzo del XV secolo della Comunit&agrave; di Ravenna, sigillo consegnato &#8211; nel 1906 &#8211; al Museo Nazionale di Ravenna e del quale si &egrave; persa ogni traccia dopo il trafugamento avvenuto nel 1924.&nbsp; Gli elementi che maggiormente caratterizzano lo stemma attuale (due campi oro e rosso, contenenti due leoni &#8211; dell&#8217;un colore nell&#8217;altro &#8211; controrampanti e affrontati ad un pino verde fruttato d&#8217;oro, sradicato e posto nella partizione), cos&igrave; come recepiti ufficialmente dalla Giunta Permanente Araldica nel 1937, sembra possano farsi risalire nella loro combinazione ed uso, ad alcuni anni prima del passaggio dell&#8217;effettivo governo della citt&agrave; dalla Repubblica Veneziana alla Santa Sede avvenuto nel 1509. Sicuramente essi (colori compresi) appaiono in un documento del 25 agosto 1509 in principio dei capitoli per il governo della citt&agrave; di Ravenna da approvarsi da Papa Giulio II. Il colore e lo smalto dello stemma vigente (rosso e oro) gi&agrave; erano nello stemma dei Da Polenta, signori della citt&agrave; dalla met&agrave; del 1200 fino al 1441 quando essi furono sostituiti dai veneziani il cui stendardo recava gli stessi colori. [...] Gli elementi aggiuntivi specifici del periodo fascista, alla caduta di questo furono eliminati e, nel 1951, la Croce di guerra appesa con nastro sul decusse dei rami di quercia e alloro fu sostituita con la riproduzione della Medaglia d&#8217;Oro al Valor Militare concessa alla citt&agrave; di Ravenna per il suo operato nella Liberazione.</p>
<p><strong>Statua di Guidarello Guidarelli</strong><br />
La statua di Guidarello Guidarelli &egrave; ora conservata nella Pinacoteca di Ravenna.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />
Nelle note di viaggio dello storico fiorentino Gino Chiapponi, alla statua di Guidarello Guidarelli vennero indirizzate le seguenti parole: &quot;All&#8217;Accademia di Belle Arti di Ravenna &egrave; una statua giacente d&#8217;un guerriero morto, mirabile fra quante opere di scoltura io mi abbia veduto mai. Quella testa, a cui rimane tuttora come l&#8217;impressione della vita tolta violentemente, ha tale verit&agrave; sublime che non ho parole per lodarla. V&#8217;&egrave;, direbbesi con frase romantica, la vita della morte&quot;.&nbsp; Da allora la lastra funebre del nobile cavaliere, scolpito da Tullio Lombardo nel 1525, continua a riscuotere fama pressoch&eacute; internazionale, suscitando la curiosit&agrave; e l&#8217;interesse degli studiosi, dei turisti, delle donne italiane e straniere e anche dei pi&ugrave; giovani visitatori della Pinacoteca di Ravenna. Alimentato dalla leggenda popolare secondo cui &quot;le donne nubili che baceranno Guidarello potranno sposarsi entro l&#8217;anno&quot;, l&#8217;alone di mistero, che per lungo tempo ha avvolto la scultura, si &egrave; mantenuto vivo fino ad oggi grazie alle guide ai diari redatti da numerosi viaggiatori europei in visita a Ravenna tra l&#8217;inizio dell&#8217;Ottocento e il primo Novecento e alle ricerche di storici dell&#8217;arte locali tra cui si ricordano in particolare Carlo Grigioni, Augusto Campana e Santi Muratori. [...]&nbsp; &quot;In che cosa dunque consiste la maraviglia di questa statua?&quot; si chiedeva Corrado Ricci. &quot;Nel volto, che si pu&ograve; proclamare una delle pi&ugrave; splendide opere della Rinascenza. Perch&eacute; non &egrave; uno dei soliti volti ad occhi chiusi, ma il volto d&#8217;un uomo spentosi, mantenendo l&#8217;orma dell&#8217;angoscia che gli ha conturbata l&#8217;agonia&quot;.<br />
Droctulft&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; A pagina 278 del libro La poesia (Bari, 1942), Croce, riassumendo un testo latino dello storico Paolo Diacono, narra la sorte e cita l&#8217;epitaffio di Droctfult; ne fui singolarmente commosso, e in seguito compresi perch&eacute;. Droctulft fu un guerriero longobardo che, durante l&#8217;assedio di Ravenna, abbandon&ograve; i suoi e mor&igrave; difendendo la citt&agrave; che prima aveva attaccata. Gli abitanti di Ravenna gli dettero sepoltura in un tempio e composero un epitaffio nel quale espressero la loro gratitudine [...]&nbsp; Tale &egrave; la storia del destino di Droctulft, barbaro che mor&igrave; difendendo Roma [...] Non so neppure in quale periodo sia accaduto il fatto: se a met&agrave; del sesto secolo, quando i longobardi devastarono le pianure italiane, o nell&#8217;ottavo, prima della resa di Ravenna. Immaginiamo (giacch&eacute; questo non &egrave; un lavoro storico) che fosse il primo. [...]&nbsp; Veniva dalle selve inestricabili del cinghiale e dell&#8217;uro; era bianco, coraggioso, innocente, crudele, leale al suo capo e alla sua trib&ugrave;, non all&#8217;universo. Le guerre lo portarono a Ravenna e l&agrave; vede qualcosa che non ha mai vista, o che non ha vista pienamente. [...] Vede un insieme che &egrave; molteplice senza disordine; vede una citt&agrave;, un organismo fatto di statue, di templi, di giardini, di case, di gradini, di vasi, di capitelli, di spazi regolari e aperti. Nessuna di quelle opere, &egrave; vero, lo impressiona per la sua bellezza; lo toccano come oggi si toccherebbe un meccanismo complesso, il cui fine ignoriamo, ma nel cui disegno si scorgesse un&#8217;intelligenza immortale. [...] Bruscamente, lo acceca e lo trasforma questa rivelazione: la Citt&agrave;. Sa che in essa egli sar&agrave; un cane, un bambino, e che non potr&agrave; mai capirla, ma sa anche ch&#8217;essa vale pi&ugrave; dei suoi dei e della fede giurata e di tutte le paludi della Germania. Droctulft abbandona i suoi e combatte per Ravenna. Muore, e sulla sua tomba incidono parole che non avrebbe mai comprese:&nbsp; Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes, hanc patriam reputans esse, Ravenna, suam.</p>
<p><strong>Marziale &#8211; Epigrammi</strong><br />
Marziale poeta dell&#8217;et&agrave; dei Flavi (39-104) compose 15 libri di epigrammi. Le fonti scritte storiche e letterarie contenute nel volume &quot;Vita e personaggi di Ravenna antica&quot;, sono riprodotte con testo originale e traduzione.&nbsp;&nbsp;&nbsp; Epigrammata&nbsp; III,56: Sit cisterna mihi quam vinea malo Ravennae,&nbsp; cum possim multo vendere pluris aquam.&nbsp; A Ravenna preferire avere una cisterna piuttosto che una vigna, dato che l&#8217;acqua potrei venderla ad un prezzo molto superiore.&nbsp;&nbsp; Epigrammata&nbsp; III,57: Callidus imposuit nuper mihi copo Ravennae:&nbsp; cum peterem mixtum, vendidit ille merum.&nbsp; A Ravenna di recente me l&#8217;ha fatta un furbacchione d&#8217;un oste: chiedevo vino annaffiato, me l&#8217;ha dato schietto.&nbsp;&nbsp; XIII,21: Mollis in aequorea quae crevit spina Ravenna&nbsp; non erit incultis gratior asparagis.&nbsp; La delicata spina che cresce nella marina Ravenna non sar&agrave; pi&ugrave; gustosa degli asparagi selvatici.</p>
<p><strong>Il Gruzzolo di via Luca Longhi</strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />
Mostra permanente inserita nel percorso espositivo del Museo Nazionale.&nbsp;&nbsp;&nbsp; <br />
Nel 1957 vennero rinvenuti, in via Luca Longhi, i resti di un recipiente di terracotta contenente 665 monete. Il ritrovamento &egrave; composto di grossi e doppi grossi emessi tra la prima met&agrave; del XIII e la met&agrave; del XV secolo dalle zecche di Arezzo, Bologna, Merano, Mantova, Modena, Ferrara, Firenze, Reggio Emilia, Roma, Rimini, e da 8 ducati d&#8217;oro della zecca di Venezia.</p>
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		<title>Palermo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Aug 2008 16:49:11 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La piazza della vergogna Nel 1573 a Palermo venne realizzata la Fontana Pretoria. Un ricco repertorio plastico di statue, che rappresentano divinit&#224; mitologiche, mostri, animali, delfini, arpie e sirene. Le palesi nudit&#224; delle figure e le strane specie animali esposte non mancarono di turbare l&#8217;animo dei cittadini che ribattezzarono questo luogo &#34;Piazza della vergogna&#34;. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.viaggiare-italia.com/wp-content/uploads/image/800px-Piazza_della_vergogna.JPG"><img hspace="5" height="150" align="left" width="200" vspace="5" alt="Palermo, piazza della vergogna" src="http://www.viaggiare-italia.com/wp-content/uploads/image/800px-Piazza_della_vergogna_resize.JPG" /></a></p>
<p><strong>La piazza della vergogna</strong></p>
<p>Nel 1573 a <a href="http://www.palermoxnoi.it/">Palermo </a>venne realizzata la Fontana Pretoria. Un ricco repertorio plastico di statue, che rappresentano divinit&agrave; mitologiche, mostri, animali, delfini, arpie e sirene. Le palesi nudit&agrave; delle figure e le strane specie animali esposte non mancarono di turbare l&#8217;animo dei cittadini che ribattezzarono questo luogo &quot;Piazza della vergogna&quot;.</p>
<p><strong>Il quartiere ebraico</strong></p>
<p>Il quartiere ebraico era compreso tra il Ponticello, la via Candelai e la via del Giardinaccio (strade del centro storico di Palermo). Si form&ograve; a partire dal IX secolo dopo la conquista musulmana della Sicilia. Chiamato in arabo &quot;Harat al Yahud&quot; era composto da una serie di misere casupole poste ai margini del torrente Kemonia, e soggette per questo a frequenti alluvioni. Aveva il suo centro in una sinagoga. Gli ebrei vi restarono indisturbati per tutto il tempo che la Sicilia accolse serenamente i popoli di qualsiasi origine. Ma nel 1492 il fanatismo di re Ferdinando il Cattolico scacci&ograve; gli ebrei dalla Spagna e dalla Sicilia. I loro beni furono venduti e la sinagoga pass&ograve; nelle mani della nobilt&agrave; locale.</p>
<p><strong>Albergo dei Poveri</strong></p>
<p>Era stato fondato nel 1733 con lo scopo di accogliere i poveri inabili e le giovani vagabonde ed orfane. Al piano terreno della costruzione che si trova in corso Calatafimi erano i servizi, i refettori, un pastificio ed un importante setificio. Al piano superiore vi erano i dormitori mentre al terzo piano alloggiavano le persone di servizio. Anessa all&#8217;albergo dei Poveri c&#8217;&egrave; una chiesa che nella facciata mostra l&#8217;inaridirsi delle forme settecentesche.</p>
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