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	<title>Viaggiare in Italia</title>
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	<description>Il turismo in Italia e internet</description>
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		<title>Non siamo soli!</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 14:52:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[I Blog]]></category>
		<category><![CDATA[siti]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiare]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlando di mete raggiunte non so se considerare un successo i 10.000 commenti di spam bloccati da Akismet, in fondo sono un indice di popolarit&#224; anche quelli, no? Le visite sono in crescita, segno evidente che gli articolini che postiamo, queste &#34;pillole di Italia&#34; in fondo piacciono, forse come una sorta di curiosit&#224; bonsai sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parlando di mete raggiunte non so se considerare un successo i 10.000 commenti di spam bloccati da Akismet, in fondo sono un indice di popolarit&agrave; anche quelli, no? Le visite sono in crescita, segno evidente che gli articolini che postiamo, queste &quot;pillole di Italia&quot; in fondo piacciono, forse come una sorta di curiosit&agrave; bonsai sulla nostra bella penisola.</p>
<p>Non mancano neppure gli imitatori e cos&igrave;, come la settimana enigmistica, vantiamo il nostro primo tentativo di imitazione (autorizza): <a href="http://www.ciponci.org/">l&#8217;Italia dalla A alla Z</a>.</p>
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		<title>Bit 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2010 22:39:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[eventi in Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra pochi giorni comincer&#224; la Borsa Internazionale del Turismo; si svolger&#224; nei pressi di Milano dal 18 al 21 febbraio ed &#232; un appunto caldamente consigliato a chiunque voglia viaggiare.
Alla Bit &#232; semplicissimo trovare informazioni su tutte le principali mete di viaggio, internazionali ed estere, dato che la maggior parte degli espositori sono enti e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra pochi giorni comincer&agrave; la Borsa Internazionale del Turismo; si svolger&agrave; nei pressi di Milano dal 18 al 21 febbraio ed &egrave; un appunto caldamente consigliato a chiunque voglia viaggiare.</p>
<p>Alla <a href="http://www.bit.fieramilano.it/">Bit </a>&egrave; semplicissimo trovare informazioni su tutte le principali mete di viaggio, internazionali ed estere, dato che la maggior parte degli espositori sono enti e istituzioni di promozione turistica del loro paese. Per raccogliere le idee sul prossimo viaggio oppure semplicemente per curiosare un po&#8217; su luoghi pi&ugrave; o meno esotici un salto alla Bit &egrave; da considerare quasi obbligatorio.</p>
<p>Un consiglio: se pensate di entrare nel finesettimana &egrave; molto meglio arrivare la mattina presto, la levataccia sar&agrave; ricompensata dato che troverete una folla ancora ragionevole che andr&agrave; via via aumentando nel corso della giornata.</p>
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		<title>I forti genovesi</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 22:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Liguria]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella prima met&#224; del &#8216;700 le fortificazioni di Genova comprendevano solo alcune Batterie costiere, il Castellaccio e le ultime due cinte murarie. A seguito della realizzazione, durante l&#8217;assedio austriaco del 1747, delle opere campali si comprese che le Mura da sole non bastavano alla difesa della citt&#224;. Era necessario erigere altre fortificazioni distaccate dalla cinta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella prima met&agrave; del &#8216;700 le fortificazioni di <a href="http://www.genovaxnoi.it/">Genova </a>comprendevano solo alcune Batterie costiere, il Castellaccio e le ultime due cinte murarie. A seguito della realizzazione, durante l&#8217;assedio austriaco del 1747, delle opere campali si comprese che le Mura da sole non bastavano alla difesa della citt&agrave;. Era necessario erigere altre fortificazioni distaccate dalla cinta, in modo da impedire al nemico <br />
d&#8217;approssimarsi troppo ad essa, espugnarla e calare in citt&agrave;. Lo svizzero Jaques Sicre, nel 1747 fu Ispettore Generale delle Fortificazioni; insieme ad un gruppo di ingegneri militari, ide&ograve; una nuova linea difensiva staccata dalla citt&agrave;, con i Forti Quezzi, Richelieu, Santa Tecla e Diamante. Il completamento delle opere fortificate si ha nel periodo sabaudo, con la costruzione di tutti gli altri forti. <br />
L&#8217;intervento del Corpo Reale del Genio Sardo &egrave; innovativo. Molta importanza viene data alla caserma, la quale spesso emerge dalle mura, caratterizzando il Forte. La maggior parte dei forti, alla fine del secolo XIX, furono abbandonati. Oggi, i Forti appartengono allo Stato italiano.</p>
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		<title>la Cattedrale di Santo Stefano di Prato</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 21:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Toscana]]></category>

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		<description><![CDATA[La pieve di Santo Stefano, poi Duomo e Cattedrale, sorge nell&#8217;area che nel XI secolo vide la fusione del primo nucleo cittadino, Borgo al Cornio, con il contiguo Pratum, che diviene cos&#236; Castrum Prati. 
Cuore religioso e civile della cittadina, la piazza si &#232; ingrandita nel corso dei secoli in funzione della cattedrale, ricostruita nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pieve di Santo Stefano, poi Duomo e Cattedrale, sorge nell&#8217;area che nel XI secolo vide la fusione del primo nucleo cittadino, Borgo al Cornio, con il contiguo Pratum, che diviene cos&igrave; Castrum Prati. <br />
Cuore religioso e civile della cittadina, la piazza si &egrave; ingrandita nel corso dei secoli in funzione della cattedrale, ricostruita nel X secolo ma risalente addirittura al VI. La struttura romanico-gotica della fabbrica mostra una equilibrata unit&agrave; di forme e volumi nonostante i successivi interventi, la facciata, realizzata tra il 1385 e il 1457 da Lorenzo di Filippo, alterna una bicromia di paramenti in pietra chiara albarese e marmo verde di <a href="http://www.zerodelta.net/prato.php">Prato</a> (serpentino), aprendosi con un portale ogivale del 1413 la cui lunetta ospita la maiolica di Andrea della Robbia raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Stefano e Lorenzo. Sul lato destro risalta il bellissimo pulpito esterno a nido di Donatello e Michelozzo (1438), per l&#8217;ostensione della Sacra Cintola, mentre il campanile a torre del Guidetto (1356) fa d&#8217;appoggio al blocco in albarese del transetto gotico a cappelle (1368) di Talenti e Ghini, che ospita affreschi di Paolo Uccello (Nativit&agrave; della Vergine) e Filippo Lippi (Banchetto di Erode).</p>
<p>La pianta romanica a tre navate, oltre ad esaltare il transetto, racchiude il pulpito del XV secolo di Mino da Fiesole e del Rossellino e il rinascimentale tabernacolo dei fratelli da Maiano. L&#8217;ultima campata &egrave; occupata dalla Cappella del Sacro Cingolo (1386-139O) del di Filippo, che racchiude la reliquia mariana, la cui leggenda &egrave; narrata nel ciclo d&#8217;affreschi di Agnolo Gaddi (1392-1395).</p>
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		<title>L&#8217;antico porto di Fiera di Treviso</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 21:49:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In seguito ai frequenti scambi commerciali che avvenivano nel porto, si era formato nelle sue vicinanze un vero e proprio mercato annuale che, verso la fine del XII secolo, inizia a comparire nei documenti col nome di San Michele. E&#8217; dunque nel porto e nell&#8217;antico mercato di Treviso, sorti sulla sponda sinistra del Sile, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In seguito ai frequenti scambi commerciali che avvenivano nel porto, si era formato nelle sue vicinanze un vero e proprio mercato annuale che, verso la fine del XII secolo, inizia a comparire nei documenti col nome di San Michele. E&#8217; dunque nel porto e nell&#8217;antico mercato di <a href="http://www.zerodelta.net/treviso.php">Treviso</a>, sorti sulla sponda sinistra del Sile, che si devono vedere gli albori della storia di Sant&#8217;Ambrogio di Fiera. (&#8230;) Le principali caratteristiche dell&#8217;ambiente erano quelle stesse che pi&ugrave; o meno ancor oggi si possono osservare: vicinanza alla citt&agrave;, fertilit&agrave; del terreno, ricchezza di vegetazione e abbondanza di acque che potevano essere sfruttate come forza motrice per mulini e frantoi.</p>
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		<title>Il Palazzo Ducale di Venezia</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Dec 2009 21:38:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La costruzione di un primo Palazzo Ducale, di un palazzo, cio&#232;, sede del doge non pu&#242; non essere posteriore, sia pure soltanto di qualche anno (come &#232; presumibile), al trasferimento da Malamocco a Venezia della sede del Governo, voluto da Agnello Partecipazio agli inizi del secolo IX per rendere la sede stessa pi&#249; difendibile dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.veneziaxnoi.it/"><img width="125" vspace="5" hspace="5" height="125" align="left" alt="Venezia per noi" src="http://www.viaggiare-italia.com/wp-content/uploads/image/veneziaxnoi.jpg" /></a>La costruzione di un primo Palazzo Ducale, di un palazzo, cio&egrave;, sede del doge non pu&ograve; non essere posteriore, sia pure soltanto di qualche anno (come &egrave; presumibile), al trasferimento da Malamocco a <a href="http://www.veneziaxnoi.it/">Venezia </a>della sede del Governo, voluto da Agnello Partecipazio agli inizi del secolo IX per rendere la sede stessa pi&ugrave; difendibile dai nemici che venivano dal mare. <br />
Niente, per&ograve;, &egrave; dato di sapere di questa prima costruzione, anche se si pu&ograve; presumere che sia stata eretta, vicino alla preesistente piccola chiesa di San Teodoro.&nbsp;</p>
<p>Nel 976 and&ograve; a fuoco in seguito alla sommossa contro Pietro Candiano IV e fu ricostruito cos&igrave; bene, da avere gli elogi di Ottone III. Nel 1105 la caduta di un fulmine caus&ograve; notevoli danni all&#8217;edificio tanto che si dovette ricostruirlo suscitando questa volta l&#8217;ammirazione da parte di Enrico V che ne fu ospite nel 1116. <br />
Nella seconda met&agrave; del secolo XII Sebastiano Ziani, eletto doge nel 1172, ne decise l&#8217;ampliamento e la costruzione prese la stessa planimetria di quello che vediamo oggi. <br />
E&#8217; pensabile che questa nuova costruzione sia stata pi&ugrave; castello che palazzo; che avesse, cio&egrave;, torri e particolari sistemi di difesa. Nel 1177 vi fu ospite Federico Barbarossa in occasione della sua venuta a Venezia per la riconciliazione con Alessandro III.</p>
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		<title>La regata storica di Venezia</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Dec 2009 21:36:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
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		<category><![CDATA[eventi in Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa gara tra natanti deriva dall&#8217;usanza storica della Serenissima, di organizzare simili competizioni in occasione delle visite di regnanti stranieri o ambasciatori, oppure per festeggiare qualche avvenimento storico. 
Con un decreto del 1315 si stabil&#236; che una regata annuale fosse programmata per la &#34;Festa delle Marie&#34;: per l&#8217;evento tutti i palazzi sul Canal Grande venivano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa gara tra natanti deriva dall&#8217;usanza storica della <a href="http://www.zerodelta.net/venezia.php">Serenissima</a>, di organizzare simili competizioni in occasione delle visite di regnanti stranieri o ambasciatori, oppure per festeggiare qualche avvenimento storico. <br />
Con un decreto del 1315 si stabil&igrave; che una regata annuale fosse programmata per la &quot;Festa delle Marie&quot;: per l&#8217;evento tutti i palazzi sul Canal Grande venivano addobbati sfarzosamente, mentre i veneziani scendevano in massa per strada ad ammirare la regata e il corteo che la precedeva. Questo consisteva in una sontuosissima sfilata delle &quot;bissone&quot;, particolari imbarcazioni riccamente ornate, di propriet&agrave; dei nobili, e del Bucintoro, la grande barca ufficiale del doge. Nella competizione vera e propria, invece, si sfidavano varie classi di natanti, con equipaggi da 12 a 8 rematori, fino ai &quot;batelini&quot;, che ne avevano solo 2. Il percorso andava da Sant&#8217;Elena, per tutto il Canal Grande, fino al &quot;paletto&quot;, dove i competitori giravano e tornavano alla giuria, sistemata su un ricco palco galleggiante; la vincita era in denaro. Questa tradizione si rinnova ogni anno, virtualmente immutata nelle forme, nel pomeriggio della prima domenica di settembre.</p>
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		<title>La casa di Giulietta</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 15:01:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>

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		<description><![CDATA[Una famiglia Dal Cappello risiedeva all&#8217;attuale numero 23 della omonima via di Verona, nella bella casa di impianto medievale che &#232; oggi sede del museo Casa di Giulietta. Nella chiave di volta dell&#8217;arco intero che dalla via immette nel cortile dell&#8217;edificio, troviamo infatti l&#8217;emblema che ne conferma la propriet&#224;, con il cappello scolpito a rilievo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una famiglia Dal Cappello risiedeva all&#8217;attuale numero 23 della omonima via di <a href="http://www.zerodelta.net/verona.php">Verona</a>, nella bella casa di impianto medievale che &egrave; oggi sede del museo Casa di Giulietta. Nella chiave di volta dell&#8217;arco intero che dalla via immette nel cortile dell&#8217;edificio, troviamo infatti l&#8217;emblema che ne conferma la propriet&agrave;, con il cappello scolpito a rilievo nel marmo, mentre nel suo insieme casa e cortile si presentano pesantemente modificati dal susseguirsi nei secoli di vari interventi conservativi e di restauro. L&#8217;edificio, forse gi&agrave; in et&agrave; tardomedievale, fu adibito a &quot;stallo&quot;, cio&egrave; a luogo di scambi commerciali o destinato all&#8217;ospitalit&agrave; dei forestieri (hospitium a Cappello). Vari interventi di riadattamento furono compiuti a partire dall&#8217;acquisizione da parte del Comune del fabbricato (1907), ridotto all&#8217;epoca in condizione di forte degrado. <br />
I lavori di restauro che portarono l&#8217;edificio esterno al suo attuale aspetto furono realizzati intorno al 1940 dall&#8217;allora direttore dei Musei Civici, Antonio Avena; vi furono cos&igrave; aggiunti elementi in stile romanico e gotico di varia provenienza, perseguendo un&#8217;idea ancora romantica di Medioevo, che comport&ograve; tra l&#8217;altro alcune incongruenze anacronistiche, come l&#8217;inserimento di finestre trilobate. Lo stesso celeberrimo balcone, forse in origine parte di un sarcofago, venne in quell&#8217;occasione integrato nelle parti laterali e collocato al primo piano della Casa di Giulietta, non potendo certo mancare un elemento cos&igrave; essenziale della leggenda. L&#8217;intervento di Avena, spesso incurante delle norme teoriche e tecniche del restauro, si dimostr&ograve; piuttosto incline a seguire, anche negli allestimenti interni, suggestioni derivanti dalle scenografie hollywoodiane del film girato da George Cukor nel 1936.</p>
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		<title>La &#8220;Rua&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 14:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[folklore]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>

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		<description><![CDATA[La tradizione della &#34;Rua&#34; si inserisce in quella ancora pi&#249; ampia dei festeggiamenti per il Corpus Domini, che nacquero a Vicenza da una delibera del Consiglio comunale nel 1389. Intenzione del Consiglio era quella di dare un&#8217;opportunit&#224; alle varie arti e corporazioni della citt&#224; di farsi vedere e di sfilare in pompa magna per le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tradizione della &quot;Rua&quot; si inserisce in quella ancora pi&ugrave; ampia dei festeggiamenti per il Corpus Domini, che nacquero a <a href="http://www.zerodelta.net/vicenza.php">Vicenza </a>da una delibera del Consiglio comunale nel 1389. Intenzione del Consiglio era quella di dare un&#8217;opportunit&agrave; alle varie arti e corporazioni della citt&agrave; di farsi vedere e di sfilare in pompa magna per le strade del centro: tutte dovevano partecipare al corteo con le loro insegne, che per contenere il simbolo dell&#8217;arte o l&#8217;immagine del santo protettore avevano una forma piramidale, pi&ugrave; o meno alta. Da queste insegne sembra abbia poi preso origine la stessa &quot;Rua&quot;.</p>
<p>La rua era una specie di trofeo di legno, formato da una struttura verticale altissima (nell&#8217;ultima versione raggiungeva i 24 metri) a cui erano appese decorazioni, stemmi e pennacchi vari, che prendeva il nome da una ruota inserita dentro un arco sotteso allo stesso trofeo; ruota che durante la processione, nel giorno del Corpus Domini, veniva fatta girare da alcuni bambini in costume. Altri personaggi facevano parte della rappresentazione: fanti armati, col compito di sorvegliare la &quot;Rua&quot;, un fanciullo scortato da due paggetti, (&quot;il penelo&quot;), legato in cima allo stemma della citt&agrave;, con il compito di sventolare una bandiera rossa con il solo scopo di suscitare l&#8217;allegria e il desiderio di emulazione in chiunque lo osservasse. <br />
Dalla fine dell&#8217;ottocento la &quot;Rua&quot; venne fatta sfilare l&#8217;8 di settembre (festa della Madonna di Monte Berico), fino a che la tradizione inizi&ograve; a perdere valore ed a sparire definitamente con l&#8217;avvento delle due guerre mondiali.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Claudio Monteverdi</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Oct 2009 14:49:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pieru</dc:creator>
				<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Cremona]]></category>

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		<description><![CDATA[Nasce a Cremona il 15 maggio 1567. Viene avviato, giovanissimo, alle lezioni del primo musicista di Cremona e a soli 10 anni era gi&#224; nel coro della cattedrale di Cremona. A 15 anni, Monteverdi esordisce come compositore con 23 mottetti sacri a tre voci a cui fa seguito, una raccolta di Canzonette a tre voci. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cremona-web.net/"><img width="125" vspace="5" hspace="5" height="125" align="left" src="http://www.viaggiare-italia.com/wp-content/uploads/image/cremona_web_net.jpg" alt="Cremona web" /></a>Nasce a <a href="http://www.cremona-web.net/">Cremona </a>il 15 maggio 1567. Viene avviato, giovanissimo, alle lezioni del primo musicista di Cremona e a soli 10 anni era gi&agrave; nel coro della cattedrale di Cremona. A 15 anni, Monteverdi esordisce come compositore con 23 mottetti sacri a tre voci a cui fa seguito, una raccolta di Canzonette a tre voci. A Venezia, nel 1587 Monteverdi pubblica il Primo Libro de Madrigali a cinque voci e nel 1590 il Secondo Libro de Madrigali. <br />
Nel 1590 Monteverdi viene chiamato a far parte dell&#8217;orchestra di corte dei Gonzaga come suonatore di viola. Nel 1592 dava alle stampe il suo Terzo Libro de Madrigali dedicato al duca Vincenzo I Gonzaga. Quando nel 1601 il Pallavicino, maestro di cappella, mor&igrave;, Claudio Monteverdi diviene &quot;maestro de la camera et de la chiesa sopra la musica&quot;. Nel 1603 pubblica il suo Quarto Libro de Madrigali e nel 1605 il Quinto. E&#8217; datata 1607 una delle sue pi&ugrave; grandi composizioni l&#8217;Orfeo prima sua opera. Nel 1608, in occasione delle nozze di Francesco Gonzaga con Margherita di Savoia, il duca commissiona l&#8217;Arianna su testo del Rinucci; dell&#8217;opera rimane solamente il celebre Lamento di Arianna che Monteverdi pubblic&ograve; nel 1623. <br />
Nel 1610 cura l&#8217;edizione a sei voci del Vespro della Beata Vergine, un&#8217;opera sacra di straordinaria forza espressiva. Con la morte del duca Vincenzo Gonzaga, nel 1612, cessa anche l&#8217;incarico di corte di Monteverdi che accetta di ricoprire l&#8217;incarico di maestro di cappella alla cattedrale Veneziana di San Marco. Nel 1614 pubblica il suo Sesto Libro de Madrigali e nel 1619 il Settimo Libro de Madrigali. Nel carnevale del 1624, per il conte veneziano Girolamo Moncenigo, scrive il Combattimento di Tancredi e Clorinda. Nel 1638 esce l&#8217;Ottavo Libro dei Madrigali Guerrieri et Amorosi e nel 1640 a Venezia vede la luce la Selva morale e spirituale. Nel 1641 con il Ritorno di Ulisse in Patria e L&#8217;incoronazione di Poppea si raggiungono le pi&ugrave; alte vette della sua produzione. Si spense il 29 novembre 1643 a Venezia.</p>
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