Piemonte

Capa, Magnum Photos e la valigia messicana

Robert Capa, [Death of a Loyalist militiaman, near Espejo, Córdoba front, Spain], Early September 1936.

Nel 1947, poco dopo la fine della Seconda guerra mondiale, un gruppo di fotografi si riunisce a New York per fondare un’agenzia cooperativa che cambierà il modo in cui i reporter si rapportano con l’editoria. Si chiama Magnum Photos, e tra i suoi fondatori c’è Robert Capa. La mostra Robert Capa. Dentro la storia, in programma alla Castiglia di Saluzzo dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027, dedica a questa storia — e a quella, altrettanto rocambolesca, dei negativi di Capa ritrovati decenni dopo in una “valigia messicana” — uno dei suoi approfondimenti più interessanti.

Chi fondò Magnum Photos

I fondatori di Magnum sono sette, un piccolo manipolo che oggi suona come un’enciclopedia della fotografia del Novecento. Robert Capa fonda l’agenzia insieme a Maria Eisner, Rita e William Vandivert, Henri Cartier-Bresson, David “Chim” Seymour e George Rodger. L’idea è semplice e rivoluzionaria insieme: una cooperativa in cui siano i fotografi, e non le riviste, a mantenere il controllo sulle proprie immagini, sui diritti d’autore e sulle scelte editoriali. Un passaggio decisivo, in anni in cui il fotogiornalismo è dominato da editori come LIFE, per cui Capa stesso lavorerà a lungo.

Nello stesso anno della fondazione, Capa viaggia in Unione Sovietica con lo scrittore John Steinbeck, in un reportage che darà vita a uno dei libri più noti del dopoguerra. Nel 1948 è sul set di Riso amaro di Giuseppe De Santis, girato nel Vercellese, per un servizio destinato a LIFE: due incarichi molto diversi che danno la misura di cosa consentisse, concretamente, la nuova agenzia.

La “valigia messicana”: un archivio ritrovato

Capa muore in Indocina il 25 maggio 1954, calpestando una mina. Il suo archivio — centinaia di negativi che documentano decenni di storia europea e mondiale — rimane per lungo tempo disperso tra Europa e Stati Uniti. Pezzi importanti si danno per persi: tra questi, i negativi della guerra civile spagnola scattati insieme a Gerda Taro e Chim Seymour.

Il ritrovamento della cosiddetta “valigia messicana” è una delle vicende documentali più celebri della storia della fotografia del Novecento, e la mostra alla Castiglia di Saluzzo le riserva un approfondimento specifico. Attorno a questa storia è stato possibile ricomporre nel tempo una parte importante del lavoro di Capa, e capire con più precisione come procedesse il suo metodo di lavoro sul campo.

L’International Center of Photography di New York

A occuparsi oggi dell’eredità di Capa, e delle collezioni da cui provengono le 100 fotografie esposte alla Castiglia, è l’International Center of Photography (ICP), fondato a New York nel 1974 dal fratello Cornell Capa. L’ICP è nato con l’obiettivo di preservare l’eredità della cosiddetta fotografia impegnata: la creazione di immagini socialmente e politicamente consapevoli, capaci di educare e contribuire a cambiare il mondo. Oggi l’istituzione promuove programmi culturali ed educativi in linea con la propria missione, affiancando autori affermati a fotografi meno conosciuti, in particolare provenienti da comunità svantaggiate.

Informazioni pratiche

Robert Capa. Dentro la storia, a cura di Monica Poggi, è visitabile dal 23 ottobre 2026 al 29 marzo 2027 alla Castiglia di Saluzzo (CN), in piazza Castello 1. Orari: venerdì 15.00-19.00; sabato, domenica e festivi 10.00-19.00 (biglietteria fino alle 18.00). Intero 13 euro, ridotto 10 euro, gratuità specifiche per bambini, ICOM, Abbonamento Musei e altre categorie. Biglietteria sul posto o su ticket.it.

Le sette sezioni della mostra — dagli esordi in Europa alla Spagna del 1936, dalla Cina del 1938 all’Indocina del 1954 — e tutte le informazioni sul progetto congiunto con Marc Riboud. Verso il mondo al Filatoio di Caraglio sono raccontate in questo speciale su zerodelta.net.

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