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Sul forum di GiorgioTave si sta sviluppando una interessante argomento: vantaggi e svantaggi per un albergatore nel partecipare ai grandi portali di prenotazione in confronto con lo sviluppo di un proprio sito.

In primo luogo si è sviluppata una breve analisi dal punto di vista dell’utente. Per l’utente i vantaggi di utilizzare un portale sono

  1. Il portale solitamente ha maggiore visibilità e nelle ricerche si trova nelle prime posizioni
  2. per la stessa località ho più scelte e questo mi permette di effettuare facilmente un confronto servizi - prezzo
  3. Il portale mette a disposizione strumenti per una prenotazione più semplice e più sicuro

I vantaggi del sito dell’albergo invece sono:

  1. Possibilità di una “trattativa” sul prezzo”
  2. Responsabilità diretta dell’albergatore
  3. Informazioni più approfondite sulla struttura per particolari esigenze e richieste

La discussione nasce da una osservazione: a fronte delle alte commissioni che i portali richiedono all’albergatore per partecipare al circuito si verificano spesso casi in cui il prezzo offerto all’utente sul sito dell’albergo è più basso di quello proposto nel portale. Questo gli utenti l’hanno capito e quindi usano il portale per selezionare la struttura con i servizi adatti per poi passare su un motore di ricerca, trovare il sito dell’albergo ed effetturare la prenotazione direttamente.
Come contromisura i portali stanno cercando di nascondere tutte le informazioni che possono aiutare l’utente a identificare direttamente l’albergo, per esempio mostrando un codice invece di un nome.
La discussione è molto iteressante e merita di essere seguita.

Un esperto di motori di ricerca ha scritto recentemente un post (che non riesco più a ritrovare) che sintetizzava in modo netto e chiaro le sensazioni che molti si occupano di web hanno vissuto in questi ultimi mesi e che sono in fondo la logica conseguenza di un concetto che era chiaro da anni.

I motori di ricerca si stanno evolvendo. I motori di ricerca sono sempre più importanti per internet e possono fare la differenza tra un sito di successo e un fisco colossale. Questi sono i due presupposti da cui partire per seguire il ragionamento.

L’esperto in sostanza dice: all’alba dei motori di ricerca (stiamo parlando dei tempi di altavista, chi se lo ricorda?) dominavano in fattori “on page” cioè i motori dell’epoca utilizzavano soltanto i conenuti di una pagina per capirne argomento e rilevanza. Con la tecnologia dell’epoca probabilmente non si poteva neanche fare molto di più però due studenti americani con una idea relativamente semplice riuscirono a fare di molto e crearono google. Google ha attribuito per un tempo enorme una importanza via via crescente ai fattori “off page” in parole povere per capire l’argomento e l’importanza di una pagina ha capito che non bastava limitarsi a leggere il contenuto di quella pagina, facilmente manipolabile dall’autore, ma che era necessario guardarsi attorno sia controllando gli altri contenuti del sito sia guardano i link diretti verso quel sito e quella pagina provenienti da siti esterni.

Per un periodo lungo i risultati sono stati eccellenti e google è tutt’ora il motore di ricerca migliore ma questo tipo di algoritmi ha portato ad alcuni risultati strani e ad alcuni “incidenti” camorosi. Giusto per fare qualche esempio vi cito qualche esempio di mia conoscenza che dimostra che anche questo tipo di implementazione ha i suoi limiti.

  1. googlebombing. Con qualche migliaio di siti a disposizione è facile ingannare il motore e fargli credere per esempio che una pagina contenente la biografia di Silvio Berlusconi parli invece di un “miserabile fallimento”
  2. la lingua. Per quel poco che è dato sapere da mille esperimenti google attribuisce a un sito una certa lingua a seconda dei link esterni cioè se un sito a tanti link che provengono da siti svedesi finirà col pensare che quel sito è svedese, anche come lingua. Questa è una fesseria
  3. L’argomento. Google tende ad attribuire un argomento ad un sito. Se un sito parla di pere e di cavalli almeno inizialmente ci sarà un argomento che prevale sull’altro. Se il sito riceve più link per l’argomento cavalli, da siti che parlano di cavalli google attribuirà questo argomento al sito che sarà molto meno visibile per ricerche collegate alle pere.
  4. Siti particolarmente nuovi, anche se ricchi di contenuti interessanti, finisco per essere “invisibili” per un lungo periodo di tempo. Questo aspetto (solitamente chiamato sandbox) sinceramente mi sembra in parte una ottima misura antispam e in parte anche qualcosa di voluto o almeno non corretto in modo da invogliare i webmaster a una bella campagna di banner e visibilità con adsense

L’esperto di cui vi parlavo ha sintetizzato il passaggio al terzo step affermando che ora google (ma anche altri motori) tendono ad assegnare un valore ad un sito nella sua globalità e a considerare questo parametro sempre più importante (prevalente?) sugli altri. Cosa significa?

Facciamo un esempio pratico: due articoli molto simili tra loro che parlano di Moggi e della Juventus, uno pubblicato sul sito di repubblica e uno su questo sito. A parità di mille altri parametri l’articolo pubblicato su repubblica verrà privilegiato dai motori per il semplice fatto che il sito ospitante gode di una reputazione migliore.
Ora si tratta di capire quali parametri userà google per assegnare un punteggio globale al sito ma qualcosa si può già capire: anzianità, numero di link ricevuti, server e baggianate tecniche, numero di aggiornamenti e così via.

Se in questo momento state pensando “che mi frega” significa che non avete valutato le implicazioni di un simile cambiamento perchè se state leggendo questo sito la cosa comunque vi riguarda.
Se avete un sito o state pensando di crearne uno infatti avete un purgatorio ancora peggiore di prima da affrontare. Avete un albergo in via Fraccazzo da Velletri a Rimini e sperate che questo sia visibile sui motori di ricerca? Fate attenzione perchè i grandi portali informativi potrebbero avere più visibilità anche per ricerche estremamente mirate. Ovviamente mi riferisco a portali veramente informativi e non ai siti di prenotazioni, per quanto grandi essi siano.
Non avete un sito e del ragionamento fatto fin qui non ne frega? Anche in questo caso state sottovalutando le implicazioni. Se state leggendo questo blog infatti come minimo siete degli utenti di internet e usate spesso i motori di ricerca. Considerate di nuovo l’esempio della notizia su Moggi e la Juventus, siete sicuri che l’informazione migliore sia sul sito di repubblica? Non pensate che questo possa nel lungo periodo portare a un nuovo oligopolio delle informazioni?

Questo è a mio modo di vedere l’impatto che potrebbe avere una implementazione di questo tipo sul web, la fine della democrazia di internet e del potere del piccolo webmaster di scrivere cose interessantissime e di ottenere visite, soddisfazioni e magari anche qualche soldino.

Disco pieno per GoogleDa settimane (mesi?) molti webaster si lamentano per il fatto che google non aggiorna le pagine dei siti. Gli spider sono lenti, la cache viene aggiornata proco frequentemente, milioni di pagine eliminate dal database.
Molti webmaster hanno la coscienza non propriamente immacolata quindi a chiedersi “cosa ho combinato?” o peggio ancora “l’ho fatto incazzare?”, “ce l’ha con me?” ….
Invece si è scoperto che la faccenda è piuttosto generalizzata (non ci vuole un genio, basta farsi una passeggiata per vari siti e controllare quando sua maestà si è degnato di aggiornare i contenuti.

Adesso la notizia è diventata ufficiale (fonte della notizia register)

Cosa è successo? La spiegazione sembra essere questa: come conseguenza di uno degli ultimi aggiornamenti dell’algoritmo di google (per la cronaca l’aggiornamento in questione viene chiamato “bigdaddy”) ha causato un aumento spropositato dello spazio su disco occupato e così google si ritrova coi dischi pieni.
Da notare che l’infrastruttura di Google dal punto di vista hardware è particolarmente sofisticata: più che basarsi su macchine potentissime fin dall’inizio è stato scelto di utilizzare migliaia (decine di migliaia) di computer economici collegati insieme in modo da non essere messi in crisi troppo facilmente da guasti e da riuscire a espandere facilmente la struttura. Proprio per casi come questo insomma.
Evidentemente hanno fatto male i conti e a forza di regalare spazio praticamente illimitato a ogni tipo di applicazione sono andati a corto di disco ….
Ironia a parte questo piccolo incidente dimostra un paio di cosette: prima di tutto che un “errorino” in una stima nella creazione di un nuovo algoritmo può causare disastri milionari (provate a guardare l’andamento del titolo google in questi giorni in borsa) e che quindi i grandi maghi del Plex non sono infallibili. In secondo luogo mostra una cosa che era altrettanto facilmente prevedibile: il giocattolo è diventato così sofisticato che quando applicano una modifica particolarmente promettente in teoria, i grandi maghi della ricerca non sanno esattamente quelle che succederà. In parole povere: sono umani anche loro.

Da parte mia posso solo dire che spero che la situazione si risolva presto: ho una batteria di nuovi sitarelli che meriterebbe un aggiornamento!

Zitto zitto quatto quatto google ne sta combinando una delle sue. Parecchie cosine bollono in pentola, vittima di un aggiornamento delle scorse settimane qualche milione di pagine a suo dire “duplicate”, pare però che stavolta gli americani abbiano ciccato parecchio. Il bello è che questo aggiornamento dura da parecchio, almeno da febbraio ma qualcosa non va. Si capisce, per esempio, dal fatto che le pagine eliminate continuano a essere visitate dallo spider … che bolle in pentola?

Teoricamente un motore di ricerca deve fornire risultati decenti a chi fa una ricerca utlizzando il suo database, in altre parole non deve far ridere la gente. La cosa sembra semplice in realtà non lo è affatto. Da un lato il motore cerca di capire quello che l’utente sta veramente cercando, dall’altro ha da combattere contro lo spam, i webmaster troppo furbi e quelli troppo scarsi. Esaminiamo questi punti uno a uno

Prendiamo ad esempio la ricerca “hotel roma” sembra la cosa più facile del mondo ma in realtà non lo è affatto. Una delle prime cose che fa il motore è cercare di selezionare le pagine nella lingua più adatta all’utente, infatti teoricamente la chiave “hotel roma” è una frase che ha un suo senso sia in italiano che in inglese. Come fa? Prima di tutto c’è una differenza se l’utente sta ultilizzando google.it oppure google.com, dopodichè cerca di capire la lingua del browser.
Viene poi il secondo punto, forse più interessante. L’utente sta cercando un albergo a Roma ma cosa ci deve fare in questo albergo? Probabilmente vorrà prenotare (google lo sa, e non troppo difficile, perchè ha a disposizione una mole di dati incredibile basata sul comportamento degli utenti).

La semplificazione è assolutamente eccessiva ma rende l’idea della complessit� della richiesta solo apparentemente semplice fatta dall’utente. La parte però veramente difficile è quella che ci sta dietro, ovvero la classificazione delle pagine e dei siti internet esistenti ovvero perchè per quella chiave le prime dieci pagine proposte sono proprio quelle e non altre? Dell’espansione delle query ho già implicitamente detto sopra ma quali altri fattori coesistono per formare la pagina dei risultati?
Qui si entra nel campo delle supposizioni perchè la ricetta completa che va a formare la pagina è ovviamente segreta ma gli ingredienti sono ragionevolemente conosciuti e in alcuni casi si riesce anche a dare una importanza relativa ai parametri ma (e qui viene il bello) il dosaggio degli ingredienti cambia a seconda delle query ….

In ordine rigorosamente sparso vediamo alcuni dei fattori che vengono sicuramente considerati da google:

  1. l’età del dominio. Almeno in questo caso vecchio è meglio
  2. I link diretti verso quella pagina, sia interni che esterni
  3. I tag title e description
  4. Il tema della pagina

Anche prendendo in esame questi semplici 4 fattori (in realtà sono molti di più) si capisce subito che esistono dei parametri che appartengono a tutto il sito e altri che sono riferiti alla singola pagina. L’età del dominio (o del sito se preferite) infatti è indipendente dalla singola pagina mentre i tag sono riferiti proprio a quella pagina di tutto il sito.

Webmaster e Seo ci mettono lo zampino a rendere la vita difficile allo zio google. Ci sono infatti i webmaster scarsi, che hanno una pagina bellissima, ricca di contenuti ma che per pigrizia o incapacità non sono capaci di creare la giusta struttura all’interno del sito per valorizzarla o peggio ancora non sanno usare i tag in modo appropriato. Teoricamente google deve conto anche di questo fatto.
Poi ci sono i webmaster troppo bravi che viceversa sono capaci di presentare un contenuto modesto come eccezionale. I SEO raggiungono lo stato dell’arte dato che quelli veramente bravi riescono a trasformare tutto in oro, sia quello che è effettivamente oro sia quello che non lo è affatto (in alcuni casi producendo i fastidiosissimi spa engine,contenitori di niente ma ottimamente confezionati). Una bella lotta!

Un seo è una nuova figura professionale, è qualcuno che grazie a esperienza, intuizione, capacità, studio e tanta pazienza, si occupa di far sì che un sito abbia buoni risultati dai motori di ricerca. I suoi strumenti professionali spesso sono un semplice computer (neanche troppo potente), un software per la gestione dell’html (dreamweaver è grasso che cola) e tanto tempo.
Cosa fannoi SEO? E’ semplice, se il loro cliente vuole essere primo sui motori di ricerca si fanno pagare e fanno in modo che lo diventi (in quest’ordine).
Se dunque il nostro albergatore infelice ha capito che la chiave per il successo della sua attività è essere primo su google per la chiave “hotel milano”, il bravo SEO riuscirà a scucire dalle tasche dell’albergatore felice una cifra assolutamente grandiosa e forse in cambio esaudirà la richiesta del tapino.
Come fanno i SEO? Ovviamente quelli veramente bravi hanno trucchi e segreti che non condividerebbero con nessuno ma di sicuro hanno dalla loro un circuito di siti che si sono costruiti negli anni e la capacità di manipolare i fattori arcani che governano google. Uno dei problemi legati al loro lavoro è che nessuno sa quanto durerà l’effetto delle loro magie, ma questa è un’altra storia.

Dal punto di vista dei SEO naturalmente i motori di ricerca sono delle gran brutte bestie; difficilmente infatti riescono ad ottenere al primo colpo quello che vorrebbero, spesso e volentieri la stessa tecnica che aveva garantito ottimi risultati in precedenza non funziona più o non dà i frutti sperati, insomma ogni volta che i motori di ricerca fanno qualche cambiamento negli algoritmi ci sono persone che non dormono …. i cambiamenti a volte impiegano settimane per essere completati.

I seo che fanno seriamente il loro lavoro ci sono però. Per questi professionisti i motori sono sicuramente qualcosa da studiare ma non sono affatto “il nemico” e nemmino qualcosa da imbrogliare, al contrario i motori di ricerca sono i loro alleati. A volte il SEO bravo è così bravo che sta applicando qualcosa che funzionerà soltanto dopo parecchi anni, ma lui è veramente bravo! Quando invece non riesce a ottenere lo scopo che si era prefigurato c’è quasi sempre lo zampino di qualche SEO ancora più bravo oppure di qualche deficiente veramente molto fortunato!

L’albergatore, così come in generale il proprietario di un sito internet, è in genere un pessimo utilizzatore dei motori di ricerca in generale e di Google in particolare. Non me ne vogliano quelli cha fanno eccezione ma nella maggior parte dei casi funziona così: l’albergatore di Firenze si fa fare un sito. In generale per questo primo passaggio si rivolge al cognato, all’amico, al figlio o al fratello della fidanzata dell’amico dell’edicolante. Si fa caricare una quantità industriale di gif animate e altre fesserie. Lascia passare qualche mese e poi si accorge che il sito non gli porta il becco di un quattrino. Ma come? Si chiede il nostro albergatore felice, i miei concorrenti fanno milioni di dollari con le prenotazioni via internet, perchè io no?

A questo punto scatta un meccanismo incredibile. Prima di tutto l’albergatore felice capisce che per fare un sito internet che gli renda denaro deve spendere dei soldi e quindi decide di rivolgersi a dei professionisti. Contemporaneamente, lui che non aveva mai usato internet in vita sua (e ne era piuttosto orgoglioso) prova a mettersi nei panni del suo potenziale cliente e si imbatte (finalmente) nei motori di ricerca. Qui comincia un circolo vizioso assurdo e l’albergatore felice diventa sempre meno felice: dopo un paio di giorni di navigazione è convinto di aver capito tutto di internet e dei motori di ricerca, capisce che i soldi da spendere non sono pochissimi ma torna all’agenzia cui si era rivolto e, oltre a parlare dell’estetica del sito, comincia a parlare dei motori di ricerca. A questo punto le combinazioni possibili sono tantissime, a seconda della preparazione, dell’onestà e della forza della web agency cui si è rivolto. Vediamo qualche scenario.
L’albergatore ha capito tutto: il suo concorrente fa milioni di dollari perchè ha il sito posizionato bene sui motori. In agenzia chiede di essere primo per la chiave “hotel”. A questo punto (a meno che non si sia rivolto a dei ladri o a degli incompetenti) gli informatici gli rispondono che non è possibile (a meno di non avere qualche miliardo di euro da investire e qualche anno da aspettare) ma soprattutto che è inutile. Se sono seri lo convincono a ricercare un obiettivo più modesto, per esempio la chiave “hotel + città” o meglio ancora, nel caso di una città grande, “hotel colosseo” oppure “hotel monumento” a seconda della posizione dell’albergo. I soldi che l’albergatore non più tanto felice deve investire dipendono fondamentalmente da due cose: la difficoltà della chiave richiesta e dall’onest� dell’agenzia. Da qui in poi ci si diverte.
L’albergatore diventa infelice perchè scopre che i clienti che arrivano sul suo sito non sono tutti quelli che sperava; scopre che le visite al suo sito cominciano a dipendere dai fattori più strani, i mestrui di google, le fasi lunari e l’andamento delle maree, l’umore del presidente del consiglio e l’andamento in campionato dell’inter. L’albergatore infelice ha speso ormai un sacco di soldi che non recupera tanto facilmente con le visite che gli arrivano dal sito. Sempre più infelice cede al ricatto dei megaportali di prenotazioni alberghiere ma questo argomento sarà oggetto di una prossima avvincente puntata ….

I motori di ricerca sono l’uomo nero di chiunque oggi si occupi di internet. Solo loro che offrono gioie e dolori, fanno la differenza tra un successo clamoroso e un fiasco colossale. Diciamo però che spesso e volentieri si attribuiscono poteri occulti ai motori (gli esperti a volte tendono addirittura ad “umanizzarli” attribuendo ai motori comportamenti possibioli solo ad esseri intelligenti). Proviamo una volta a vestire i panni dell’utente, poi affronteremo lo stesso argomento vestendo i panni del motore di ricerca, del webmaster (o SEO per utilizzare un termine caro ad alcuni amici) e infine del proprietario di un sito internet.

Siamo un utente che sta cercando di organizzare un viaggio e usiamo internet come strumento di aiuto. Banalizzando al massimo ci sono due possibilità: stiamo cercando un albergo oppure stiamo cercando informazioni.
Nel primo caso in realtà sappiamo già quasi tutto: abbiamo deciso dove andare, cosa visitare, per quanto tempo e così via; l’ultimo dettaglio da definire è dove andare a dormire e di conseguenza quanto spendere. In questo caso il motore di ricerca è praticamente inutile: se abbiamo usato internet per più di due volte sappiamo già che esistono edreams, bookingse e venere (tanto per citare tre dei più famosi portali di prenotazioni alberghiere). Questi siti sono fatti benissimo, facilissimi da utilizzare e offrono prezzi praticamente identici l’uno con l’altro; non è raro trovare lo stesso albergo listato in tutti e tre questi grandi siti con il medesimo prezzo, la stessa descrizione e persino le stesse fotografie, non c’è niente di strano. La nostra ricerca è praticamente già finita: basta mettere gli alberghi in ordine di prezzo e scegliere il più economico, eventualmente usando i filtri per selezionare i servizi che riteniamo indispensabili per il nostro soggiorno.
Se invece siamo alla ricerca di informazioni allora sono guai. E già perchè qui ci scontriamo contro l’idiozia dei motori di ricerca (che sono dei software, non sono intelligenti nel senso umano della parola) e la bravura dei webmaster (o SEO che dir si voglia). Cercando su Google quindi informazioni su cosa visitare a Milano (è un esempio stupido, me ne rendo conto) finiremo con l’incontrare una miriade di siti che …. vogliono farci prenotare l’albergo!

Internet e i viaggi possono essere una combinazione vincente eppure, a mio modesto avviso, attualmente ciò non avviene.
Proviamo a prendre le cose alla lontana: supponiamo di avere un potenziale turista, una persona interessata a fare un viaggio, per esempio in Italia; in questo contesto non è tanto importante che sia italiano ma, tanto per fissare le idee, supponiamo che sia uno straniero, per esempio americano. Il “viaggiatore in potenza” vuole viaggiare, è indeciso sulla meta e cosa fa per informarsi? Si reca in una agenzia di viaggio naturalmente, oppure prova a documentarsi. In entrambi i casi teoricamente internet potrebbe essere uno strumento potentissimo per aiutarlo e invece secondo me ancora questo non succede.

Il panorama dei siti internet che parlano di turismo è infatti territorio incontrastato delle prenotazioni online e sembra che internet si possa usare solo ed esclusivamente per questo. Il 99% dei siti che dicono di occuparsi di turismo in realtà si occupano quasi esclusivamente di prenotazioni e quando si degnano di offrire qualche informazione in più lo fanno in modo assolutamente superficiale, spesso e volentieri sono spudorati nel creare delle pagine pomposamente definite “guide di viaggio” ma che in realtà contengono qualche testo e qualche immagine striminzita costruita ad arte per i motori di ricerca e non per gli utenti e qui casca l’asino!

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