Un viaggio nelle ex colonie penali

Mare azzurre e incontaminato, natura pure e selvaggia, il paradiso dei turisti sono stati, in passato, l’inferno per molti detenuti. Oggi alcune delle isole che nei secoli scorsi sono state usate come colonie penali sono dei veri e propri gioielli, a partire da

montecristoL’isola di Montecristo

Montecristo si trova a sud dell’isola d’Elba, a ovest dell’isola del Giglio e del Monte Argentario, a sud-est dell’isola di Pianosa e a est dell’affiorante Scoglio d’Affrica, noto anche come Affrichella e Formica di Montecristo.

La Riserva naturale statale Isola di Montecristo è una riserva biogenetica di 1.039 ettari istituita nel 1971 con decreto ministeriale per tutelare la natura peculiare dell’isola. Oggi ricade nel Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano. È stata insignita anche del Diploma europeo delle aree protette nel 1988 e riconosciuta come sito di interesse comunitario.

non è possibile pernottare e sono vietate la pesca, la balneazione e la navigazione entro 1000 metri dalla costa.
entro 3 miglia è possibile transitare, ma non pescare.
eventuali accessi via mare possono avvenire solo a Cala Maestra, con fondale sabbioso, arrivando perpendicolarmente alla costa; esiste tuttavia un piccolo eliporto per le emergenze. Non si può utilizzare l’ancora ma è possibile l’attracco al gavitello o al molo.
per arrivare sull’isola è necessario chiedere un permesso al Corpo Forestale di Follonica; il permesso può essere relativo all’accesso o alla visita.

La storia documentata di Montecristo comincia con la fondazione del Monastero di San Mamiliano edificato, secondo una tradizione già attestata nel Medioevo, sui resti di un ipotetico tempio romano dedicato al dio Giove. Nel Monastero sarebbe stato custodito un leggendario Tesoro frutto di donazioni ecclesiastiche; alla stessa epoca risale una cappella absidata costruita all’interno della Grotta di San Mamiliano, dove visse il santo nel V secolo. Le prime due grandi devastazioni subite dal Monastero furono dovute agli attacchi saraceni del 727 e del 1323. Durante il 1534 «all’isola detta Montechristo soggiornava una compagnia di corsali.» Nell’agosto 1553 Dragut, dirigendosi verso l’Isola d’Elba, espugnò il Monastero decretandone la fine. L’ultimo abate che resse il Monastero fu Federico De Bellis. Da quel momento l’isola di Montecristo rimase disabitata.

Al largo di Cala Maestra (profondità di 35 metri) si trova il relitto di un veliero militare del XVI secolo di cui furono clandestinamente recuperati, nel 1969, una colubrina in bronzo con un sacchetto contenente polvere pirica, palle di cannone, due bracciali in bronzo a tortiglione, una statuetta in ceramica a forma di leone stante, olle biansate in maiolica e coperchi in ceramica acroma

Risale al 2004 la scoperta di un tesoro di monete auree sotto l’altare della chiesa di San Mamiliano a Sovana, composto da 498 solidi in fior di zecca databili agli imperatori Leone I e Antemio, tra il 457 e il 474, quindi poco dopo la morte di Mamiliano. Leggende popolari e tradizioni orali ricordavano la presenza di un tesoro sotto l’altare del Monastero di San Mamiliano a Montecristo, leggende che poi vennero riscritte da Alexandre Dumas nel celebre romanzo del Conte di Montecristo. Almeno due documenti antichi citano la memoria di un tesoro sull’isola: nel 1549 il Granduca di Toscana Cosimo I vi sconsigliava di fare ricerche per la presenza di pirati, mentre una spedizione dalla Corsica nel 1670 scovò solo «…alcuni pignatti e vasi pieni di cenere…». Non appare quindi come un caso che un tesoro si trovasse effettivamente nella chiesa di San Mamiliano, non però in quella di Montecristo ma a Sovana in provincia di Grosseto. Le monete sono state ordinate nel museo di Sovana, inaugurato il 28 luglio 2012.

Su quest’isola è ambientata una parte del celebre romanzo Il conte di Montecristo, dello scrittore francese Alexandre Dumas. In particolare il protagonista vi trova il leggendario tesoro della famiglia Spada, con il quale realizza la sua formidabile vendetta.

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