Archive for luglio, 2008

Le origini del nome della città
Le origine del nome non risultano del tutto chiare, ma è piacevole lasciar sbizzarrire la fantasia lungo le molteplici interpretazioni fin ora date. C’è chi vuole la città fondata da Comer Gallo, figlio di Giapeto e nipote di Noè, che 131 anni dopo il diluvio, ritenendo forse la vicinanza alle grandi masse d’acqua una tradizione di famiglia, si stabilì sulle rive del Lario; chi edificata da Como, figlio del troiano Antenore, o da una allegra compagnia devota al dio dei conviti, per l’appunto il dio Como.
Potrebbe, il condizionale è d’obbligo, anche derivare dall’ebraico "Comak" (altura, dal greco "Kome" (villaggio) o dal cimbro "Com" (guardia, protezione).

Il palio del Baradello
Il Palio nasce come rievocazione storica di un importante avvenimento storico dell’estate del 1159: Federico Barbarossa, dopo il felice esito dell’assedio di Milano, volle far visita alla città di Como che diede un contributo determinante al suo successo. L’accoglienza riservata all’Imperatore fu meravigliosa: feste, gare, tornei e suggestive cerimonie che ancora oggi vengono ricordate, sul finire dell’estate, con una cerimoniale tipico delle feste del Medioevo.

La puzzeta de la stria
La "puzzeta" era un piccola pozza d’acqua sorgiva che si trovava nei cortili. Questi specchi d’acqua hanno la caratteristica di non gelare mai nella notte di San Mattia (7 febbraio), ritenuta la più fredda dell’anno e questo dato ha ispirato una storia particolare: leggenda vuole che le streghe fossero solite riunirsi attorno a queste pozze per specchiarsi, in quanto per una sorta di incantesimo, queste rimandavano loro un’immagine giovane e bellissima; ma la notte di San Mattia il ghiaccio formatosi sull’acqua non consentiva loro di vedersi, così che una di queste, chiamate a sè le forze degli inferi fece sciogliere il ghiaccio e potè nuovamente specchiarsi. Ecco perchè la notte del 7 febbraio le "puzzete" non ghiacciano più.

La "fopa" galeotta
La "fopa" era lo stagno che esisteva nei cortili della Brianza contadina per l’abbeveramento degli animali. Durante l’inverno la "fopa" si ricopriva di ghiaccio, così che i giovani che avevano il compito , di buon mattino, di raccogliere l’acqua con i secchi per i bisogni della giornata, dovevano rompere lo strato ghiacciato. Questa operazione rivestiva particolare importanza per un giovanotto interessato ad una ragazza: quando il giovane avvistava la sua bella avvicinarsi alla pozza ghiacciata, la precedeva con passo lesto e con lo zoccolo infrangeva il ghiaccio, così che lei potesse agevolmente riempire il secchio: questo era il messaggio ufficiale alla comunità della loro intesa.
E proprio da qui nacque il ben noto…"rompere il ghiaccio"

La certosa di PaviaIl monumento equestre del Regisole, nella piazza del Duomo, fu per molto tempo uno degli emblemi di Pavia. Probabilmente, la statua proveniva da Ravenna e fu trafugata da re Liutprando. Nel 1315, durante l’egemonia di Matteo Visconti, il monumento fu abbattuto e trasportato a Milano, ma gli abitanti di Pavia riuscirono a rientrarne in possesso. Durante il sacco di Pavia a opera dei francesi, nel 1527, un giovane ravennate cercò di portare via la statua, ma fu fermato nella fuga presso Cremona da Francesco Sforza e il monumento venne riportato nell’atrio di San Siro. L’opera subì un altro colpo grave nel 1796, quando fu distrutto dai giacobini che lo consideravano uno dei simboli dell’antico regime aristocratico.
La statua che attualmente si trova in piazza del Duomo a Pavia è opera dello scultore Francesco Messina che la portò a termine nel 1937. 
Non è chiara l’origine del nome. Sembra che il motivo risieda nel fatto che la statua era rivolta al sole e quindi veniva chiamata anche mirasole o radisole. Secondo Opicino de Canistris, la statua era fornita di un meccanismo che le permetteva di seguire il corso del sole.