Veneto


Arena di VeronaL’avvento della dominazione franca impose a Verona un nuovo ruolo; divenne la residenza preferita del nuovo re Pipino, figlio di Carlomagno e centro delle grandi assemblee nelle quali è stato ammesso pure il clero, almeno nelle maggiori dignità (vescovi e abati) accanto agli amministaratori (conti e duchi).

Il pericolo degli Avari da una parte e quello proveniente dal Nord di Widukindo, imposero a Verona una nuova fisionomia di caposaldo militare. Due importanti documenti ci raccontano la Verona di epoca carolingia; il primo, un antichissimo documento (il Versus De Verona) ricorda l’Arena, che chiama labirinto, Piazza delle Erbe, il decumano e il cardo spaziosi, lastricati di pietre. Nel foro pure quadrato erano stati eretti quattro archi, uno su ciascun lato. La città ha poi un castrum munito di forti baluardi, unito alla città da ponti che hanno le pile di pietra adagiate sul greto del fiume.

Altro riferimento è all’antica strada consolare Postumia, che rendeva la città importante dal punto di vista strategico – commerciale. Il secondo documento è la "Iconografia Rateriana", in cui vengono ricordati l’Arena Minor (Teatro romano), il Palatium del tutto simile alle porte romane della città e un solo ponte sull’Adige detto marmoreus (Ponte Pietra); vengono pure menzionati l’horreum (magazzino dell’annona), un theatrum (l’Arena) e l’orfanum (probabile opera idraulica), che successivamente divenne organum e ancora oggi legato ad un toponimo: Santa Maria in Organo.

Quello che gli autori degli antichi documenti hanno voluto tramandarci è una città sontuosa, possente, imprendibile, magnificata dalla presenza del re Pipino che vi abita e, dopo di lui, da Dio, re invisibile.

PadovaIl Palazzo della Ragione è chiamato così essendo l’antico palazzo di giustizia, ma per i padovani è il Salone e merita questo nome essendo la sala superiore (metri 27,09 o 26,72 per 78,46 o 79,78 con un altezza di m 26,72) considerata la più grande sala pensile esistente.

Nella sala si trova il grande cavallo di legno, custodito sino al 1837 nel palazzo Emo Capodilista, e la "pietra del vituperio", che serviva da berlina per i debitori insolventi. Erano costretti a sedersi "in braghe di tela" (da qui il modo di dire) e dovevano pronunciare tre volte: "Cedo bonis". Nella parete meridionale, zona inferiore, è dipinta la serie degli animali: Aquila, Orso, Porco, Volpe, Lupo, Cammello: funzionando il palazzo di giustizia, vi erano ripartiti i vari tribunali, distinguibili e denominati dalla bestia effigiata.

In seguito ai frequenti scambi commerciali che avvenivano nel porto, si era formato nelle sue vicinanze un vero e proprio mercato annuale che, verso la fine del XII secolo, inizia a comparire nei documenti col nome di San Michele. E’ dunque nel porto e nell’antico mercato di Treviso, sorti sulla sponda sinistra del Sile, che si devono vedere gli albori della storia di Sant’Ambrogio di Fiera. (…) Le principali caratteristiche dell’ambiente erano quelle stesse che più o meno ancor oggi si possono osservare: vicinanza alla città, fertilità del terreno, ricchezza di vegetazione e abbondanza di acque che potevano essere sfruttate come forza motrice per mulini e frantoi.

Venezia per noiLa costruzione di un primo Palazzo Ducale, di un palazzo, cioè, sede del doge non può non essere posteriore, sia pure soltanto di qualche anno (come è presumibile), al trasferimento da Malamocco a Venezia della sede del Governo, voluto da Agnello Partecipazio agli inizi del secolo IX per rendere la sede stessa più difendibile dai nemici che venivano dal mare.
Niente, però, è dato di sapere di questa prima costruzione, anche se si può presumere che sia stata eretta, vicino alla preesistente piccola chiesa di San Teodoro. 

Nel 976 andò a fuoco in seguito alla sommossa contro Pietro Candiano IV e fu ricostruito così bene, da avere gli elogi di Ottone III. Nel 1105 la caduta di un fulmine causò notevoli danni all’edificio tanto che si dovette ricostruirlo suscitando questa volta l’ammirazione da parte di Enrico V che ne fu ospite nel 1116.
Nella seconda metà del secolo XII Sebastiano Ziani, eletto doge nel 1172, ne decise l’ampliamento e la costruzione prese la stessa planimetria di quello che vediamo oggi.
E’ pensabile che questa nuova costruzione sia stata più castello che palazzo; che avesse, cioè, torri e particolari sistemi di difesa. Nel 1177 vi fu ospite Federico Barbarossa in occasione della sua venuta a Venezia per la riconciliazione con Alessandro III.

Questa gara tra natanti deriva dall’usanza storica della Serenissima, di organizzare simili competizioni in occasione delle visite di regnanti stranieri o ambasciatori, oppure per festeggiare qualche avvenimento storico.
Con un decreto del 1315 si stabilì che una regata annuale fosse programmata per la "Festa delle Marie": per l’evento tutti i palazzi sul Canal Grande venivano addobbati sfarzosamente, mentre i veneziani scendevano in massa per strada ad ammirare la regata e il corteo che la precedeva. Questo consisteva in una sontuosissima sfilata delle "bissone", particolari imbarcazioni riccamente ornate, di proprietà dei nobili, e del Bucintoro, la grande barca ufficiale del doge. Nella competizione vera e propria, invece, si sfidavano varie classi di natanti, con equipaggi da 12 a 8 rematori, fino ai "batelini", che ne avevano solo 2. Il percorso andava da Sant’Elena, per tutto il Canal Grande, fino al "paletto", dove i competitori giravano e tornavano alla giuria, sistemata su un ricco palco galleggiante; la vincita era in denaro. Questa tradizione si rinnova ogni anno, virtualmente immutata nelle forme, nel pomeriggio della prima domenica di settembre.

Una famiglia Dal Cappello risiedeva all’attuale numero 23 della omonima via di Verona, nella bella casa di impianto medievale che è oggi sede del museo Casa di Giulietta. Nella chiave di volta dell’arco intero che dalla via immette nel cortile dell’edificio, troviamo infatti l’emblema che ne conferma la proprietà, con il cappello scolpito a rilievo nel marmo, mentre nel suo insieme casa e cortile si presentano pesantemente modificati dal susseguirsi nei secoli di vari interventi conservativi e di restauro. L’edificio, forse già in età tardomedievale, fu adibito a "stallo", cioè a luogo di scambi commerciali o destinato all’ospitalità dei forestieri (hospitium a Cappello). Vari interventi di riadattamento furono compiuti a partire dall’acquisizione da parte del Comune del fabbricato (1907), ridotto all’epoca in condizione di forte degrado.
I lavori di restauro che portarono l’edificio esterno al suo attuale aspetto furono realizzati intorno al 1940 dall’allora direttore dei Musei Civici, Antonio Avena; vi furono così aggiunti elementi in stile romanico e gotico di varia provenienza, perseguendo un’idea ancora romantica di Medioevo, che comportò tra l’altro alcune incongruenze anacronistiche, come l’inserimento di finestre trilobate. Lo stesso celeberrimo balcone, forse in origine parte di un sarcofago, venne in quell’occasione integrato nelle parti laterali e collocato al primo piano della Casa di Giulietta, non potendo certo mancare un elemento così essenziale della leggenda. L’intervento di Avena, spesso incurante delle norme teoriche e tecniche del restauro, si dimostrò piuttosto incline a seguire, anche negli allestimenti interni, suggestioni derivanti dalle scenografie hollywoodiane del film girato da George Cukor nel 1936.

La tradizione della "Rua" si inserisce in quella ancora più ampia dei festeggiamenti per il Corpus Domini, che nacquero a Vicenza da una delibera del Consiglio comunale nel 1389. Intenzione del Consiglio era quella di dare un’opportunità alle varie arti e corporazioni della città di farsi vedere e di sfilare in pompa magna per le strade del centro: tutte dovevano partecipare al corteo con le loro insegne, che per contenere il simbolo dell’arte o l’immagine del santo protettore avevano una forma piramidale, più o meno alta. Da queste insegne sembra abbia poi preso origine la stessa "Rua".

La rua era una specie di trofeo di legno, formato da una struttura verticale altissima (nell’ultima versione raggiungeva i 24 metri) a cui erano appese decorazioni, stemmi e pennacchi vari, che prendeva il nome da una ruota inserita dentro un arco sotteso allo stesso trofeo; ruota che durante la processione, nel giorno del Corpus Domini, veniva fatta girare da alcuni bambini in costume. Altri personaggi facevano parte della rappresentazione: fanti armati, col compito di sorvegliare la "Rua", un fanciullo scortato da due paggetti, ("il penelo"), legato in cima allo stemma della città, con il compito di sventolare una bandiera rossa con il solo scopo di suscitare l’allegria e il desiderio di emulazione in chiunque lo osservasse.
Dalla fine dell’ottocento la "Rua" venne fatta sfilare l’8 di settembre (festa della Madonna di Monte Berico), fino a che la tradizione iniziò a perdere valore ed a sparire definitamente con l’avvento delle due guerre mondiali.

VicenzaLa città e la provincia di Vicenza hanno dato i natali a molti personaggi famosi. Giusto per fare qualche esempio:

Catarina Pollini   
Nata a Vicenza nel 1969, Catarina Pollini, è una delle più grandi giocatrici italiane nella storia del basket femminile. Vincitrice dell’anello WNBA nel 1997 (13 presenze con le Houston Corets), nel suo palmares vanta dodici scudetti in Italia, sette Coppe dei Campioni, una Coppa Ronchetti, conquistate con i club di Vicenza, Cesena e Como. 252 presenze in nazionale, medaglia d’argento agli europei del 1995. Ha partecipato a due Olimpiadi (1992 e 1996). Dal 2001 gioca nel campionato spagnolo con il Yaya Maria Bradgan Lugo.

Gabriella Dorio   
Nata a Veggiano, Vicenza, il 27 giugno 1957 Gabriella Dorio è una delle più grandi atlete nella storia dello sport vicentino. Inizia nell’inverno 1971 con la corsa campestre, ed in luglio vince i 1000 metri su pista nella finale dei Giochi della Gioventù. Nei due anni successivi polverizza tutti i primati della categoria allieve, fa il suo esordio nella Nazionale assoluta e vince il primo titolo italiano assoluto su pista.  Nella sua carriera ha vantato 65 presenze in Nazionale, ed oltre 20 titoli italiani. Ha conquistato l’oro alle Olimpiadi di Los Angeles nel 1994 nella specialità dei 1500 metri.
Gloria Zanin    Nata a Bassano del Grappa il 15 agosto 1975, Gloria Zanin è stata eletta Miss Italia nel 1992. Attualemente svolge l’attività di indossatrice e presentatrice televisiva.

Lia Sartori   
Lia Sartori attualmente è europarlamentare eletta nelle fila della Margherita.
Santa Bertilla Boscardin    Suor Bertilla Boscardin è l’unica santa vicentina oggi riconosciuta dalla Chiesa. Nata a Gioia di Brendola il 6 ottobre 1888. Di famiglia contadina, con l’aiuto del parroco entrò nelle suore Maestre di Santa Dorotea e, divenuta infermiera, lavorò presso l’ospedale di Treviso, dove si dedicò al compito di servire i malati nel corpo e nello spirito, infaticabile anche nell’aiutare le consorelle. Nonostante fosse stata colpita dal cancro, continuò con impegno il proprio lavoro, reso più faticoso dalla prima guerra mondiale in corso. Mandata presso Como, soffrì molto per l’incomprensione di qualche medico e della propria superiora senza mai lamentarsi o protestare. Tornata a Treviso, riprese il suo lavoro in ospedale nonostante l’aggravarsi della malattia. La sua grandezza spirituale sta nell’aver cercato di passare inosservata mentre raggiungeva, nella fatica e nell’umiltà, un’unione con Dio sempre più profonda.

Silvia Toffanin   
Nata il 26 ottobre 1979 a Marostica, ma originaria di Cassola, Silvia Toffanin è l’attuale conduttrice del programma televisivo "Non solo moda" e deve parte della propria popolarità al fidanzamento con Piersilvio Berlusconi, figlio del Presidente del Consiglio. Nella sua ancor breve carriera vanta una partecipazione a Miss Italia nel 1997, numerose sfilate e servizi di moda e l’apparizione nel programma tv "Passaparola" nel ruolo di letterina.