PizzerieUna tra le cose più conosciute al mondo dell’Italia è sicuramente la pizza. Ovunque provano ad imitare la pizza napoletana, a volte con buoni risultati altre volte meno. Le nostre pizzerie non sfruttano moltissimo internet come strumento di promozione, la mancanza di catene nazionali (con l’eccezione di spizzico) che per molti aspetti è un punto di forza probabilmente ostacola questa forma di marketing, oppure più i pizzaioli nostrani rinunciano ad internet pensando che sia uno strumento non adatto o troppo costoso. Un luogo comune secondo me errato ma comunque diffuso.
Questo sito indica tutte le pizzerie italiane, suddivise per regione e provincia, propnendo per ognuna di esse una scheda sintetica con orari e giorni di apertura, indirizzo e numeri di telefono. Buona pizzata!

Milano per noiPiazza Vetra

In epoca romana nella zona della piazza passavano due fiumi, il Seveso e il Nirone che poi si univano in unico corso d’acqua chiamato Vettabia. Con la costruzione delle mura massimiane questi fiumi vennero deviati e usati per la costruzione del fossato. Il luogo deve probabilmente il suo nome a un antico accampamento romano situato nella zona, appunto "castra vetera".

Teatro alla Scala

I lavori di costruzione del teatro lirico più famoso del mondo iniziarono nel 1776, anno in cui, a causa di un incendio, era stato distrutto il teatro di corte dell’antico Palazzo Reale. In quel luogo sorgeva la chiesa di Santa Maria alla Scala, che venne a suo tempo fatta erigere da Beatrice Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti.

Ca’ granda

Questo enorme edificio di circa 43000 metri quadri venne costruito dagli Sforza e inaugurato nel 1456; in un unico luogo riuniva tutti i precedenti piccoli ospedali della città. La progettazione del palazzo seguì criteri igienici per l’epoca, per fare un esempio i servizi erano nella parte bassa dell’edificio e gli scarichi defluivano verso il vicino naviglio. Per questo motivo l’edificio rimase la sede dell’ospedale fino al 1939 quando venne trasferito alla più moderna struttura di Niguarda. Fortunatamente quando venne parzialmente distrutto dai bombardamenti alleati del ‘43 l’edificio era vuoto. Restaurato nel dopoguerra è oggi sede dell’università statale.

Broletto

Nel luogo in cui ora si trova il Palazzo della Ragione nel 1228 venne costruito un palazzo detto il "Broletto Nuovo" perchè sostituiva il "Broletto Vecchio" situato nell’attuale piazzetta Reale. Il nome "broletto, brolo" indicava il prato in cui l’arcivescovo esercitava la giustizia nell’alto medioevo.

i Bastioni

Per due volte Federico il Barbarossa assediò la città di Milano, trovando alleati politici e militari nelle città lombarde che per tanti anni avevano subito l’egemonia dei milanesi. Per tentare di contrastare gli assalti nemici venne creato un fossato circolare all’esterno delle mura massimiane; con la terra estratta venne costruita una cinta di bastioni sul percorso dell’attuale "cerchia dei navigli".

via Case Rotte

Durante l’Alto Medioevo a Milano emersero fiorenti industrie, in special modo per la lavorazione dei metalli e della lana e la costruzione dei Navigli causò un grande impulso positivo per tutte le attività commerciali. Inevitabilmente con il crescere dell’economia crebbero le lotte politiche. La famiglia dei Torriani, e Martino della Torre in particolare, dominarono per lungo tempo la scena politica milanese e da loro vennero realizzate importanti opere pubbliche che conquistarono il favore della popolazione. Alla fine del tredicesimo secolo cominciò una lunga lotta tra Torriani e Visconti, conclusa col predominio di questi ultimi nel 1311 e la ferocia con cui i Visconti si accanirono sulla abitazioni dei Torriani è testimoniata ancora oggi dal nome di una via: Case Rotte.

Case vacanzeAncora non avete trovato un posto in cui passare le ferie con tutta la tribù? Soprattutto se pensate di passare al mare (ai monti, al lago o dove vi pare) un paio di settimane o più probabilmente la cosa migliore è cercare una casa in affitto, soprattutto se avete bambini al seguito. Riuscirete a spendere relativamente poco e ritroverete tutte le comodità di casa ovvero una cucina, la possibilità di mangiare fuori solo quando vi pare e solo quello che vi pare.
Casevacanze.net offre una directory piuttosto ricca di case per vacanze; non permette di prenotare direttamente, offre tutte le informazioni necessarie per contattare direttamente la struttura. In parole povere significa che utilizzando il sito non pagherete commissioni a nessuno.
Lo svantaggio è che non sapete quante delle "proposte" sono effettivamente disponibili, per esempio potreste scoprire che in Campania c’è già il tutto esaurito. Guardate il calendario e mettetevi in movimento se volete trovare qualcosa!

ZeroDelta.itPremesso che i portali non esistono, nel senso che secondo la definizione "portale" è un sito che tanti (ma proprio tanti) utenti usano come prima pagina quando aprono il browser, esistono ancora siti che prova a infilare gli argomenti più disparati nello stesso dominio pur essendo ormai scientificamente dimostrato che mr google preferisce siti che parlano di un argomento ben specifico. Ecco quindi infilati come se niente fosse nello stesso dominio un glossario aziendale, una serie di racconti, e (per la serie non ci facciamo mancare niente) una directory. Un sito così può essere portato avanti solo per passione, difficilmente potrà essere remunerativo in termini economici e neppure di accessi. Evidentemente c’è ancora chi ha passione per internet.

CagliariCartoline d’epoca

Alcune sono eleganti, altre di fantasia, non mancano macchiette, viste sul mare e allegorie di vita cittadina. C’è un’intera città da scoprire attraverso le cartoline illustrate dei primi anni del ventesimo secolo. Anche a Cagliari nel 1898, come sempre in ritardo rispetto alla penisola, scoppia la passione per questo nuovo mezzo postale. Non ci sono più soltanto il telegrafo e le lettere, ora un messaggio può viaggiare insieme all’immagine della città. La cartolina con le sue illustrazioni colorate, va subito a ruba e una nuova moda impazza tra i collezionisti. A Cagliari i tipografi fanno a gara per produrre le migliori, però va a Pietro Valdès il merito di aver realizzato la prima serie, intitolata ‘Ricordo da Cagliari’. Questa esplosione commerciale, coinvolge pittori e fotografi che abbracciano questa nuova forma di espressione artistica. Le prime non sono ricavate dalle fotografie, ma hanno come punto di partenza le incisioni di giovani artisti locali come Felice Melis Marini che nel 1901 con la delicatezza e l’eleganza dello stile liberty, raffigura scene di innamorati. Famosa quella con ’sa picciocca’ (la fidanzata) affacciata alla finestra e intenta ad ascoltare la voce dell’amato. Ai primi del novecento però le cartoline non illustrano solo immagini bucoliche, paesaggi o scene di vita quotidiana, come i pescatori o i ‘Piccioccus de crobi’, si immortalano anche avvenimenti storici come la visita di Cesare Battisti nel 1914, oppure le tragiche vicende dello sciopero generale del 1906 a Cagliari.

Idrovolanti a Cagliari

Il giorno prima il quotidiano locale gli aveva dedicato la prima pagina. Di bocca in bocca la notizia aveva fatto il giro della città e dalle otto del mattino del 26 maggio 1928, a Cagliari erano tutti col naso all’insù: scrutavano il cielo in attesa degli aeroplani. L’arrivo in formazione di sessantuno idrovolanti, che ammarando nello stagno di Santa Gilla, avrebbero sollevato spruzzi e scie d’acqua, aveva il sapore di un evento straordinario da non perdere. Infatti, era la prima volta al mondo che si riuniva un’imponente formazione aerea per compiere una crociera di addestramento nel Mediterraneo. Partenza da Orbetello e dopo una prima tappa a Cagliari avrebbe toccato Spagna, Francia e poi fatto rientro, dopo una traversata di 2800 chilometri, nella laguna toscana. Era stato Italo Balbo, nominato da Mussolini sottosegretario all’Aeronautica, l’ideatore di questa prova, utile a suo parere per realizzare una moderna ed efficiente aviazione. Dalle prime ore del giorno i cagliaritani erano andati all’assalto delle postazioni più panoramiche: il bastione di San Remy, Santa Croce, la passeggiata di Buoncammino, piazza d’Armi, persino la terrazza dell’Ospedale San Giovanni di Dio pullulava di camici bianchi: neppure medici e infermieri volevano perdere lo spettacolo. Altri si erano accalcati sui ponti della Scaffa, invece quelli provvisti di permesso potevano assistere vicino al palco delle autorità: il prefetto, il podestà e personaggi illustri accompagnati dalle immancabili signore imbellettate con pizzi, ori, piume e volant. Alle nove e quaranta con l’inconfondibile rombo dei motori i sessantuno "S 59 bis"rapidamente si avvicinarono e dopo un passaggio a bassa quota sulla città si prepararono alle operazioni d’ammaraggio. Era già spettacolare quel volo di uccelli meccanici ma poi visti dai bastioni della città, ancorati alle boe dello stagno, così silenziosi alla luce del tramonto, offrivano un’immagine che aveva il fascino dell’evento irripetibile.

AffittacamereEsistono ancora gli affittacamere in Italia? La risposta è evidentemente sì, una via di mezzo tra il bed and breakfast e l’appartamento per studenti la camera in affitto può essere una soluzione pratica soprattutto per chi viaggia da sola o comunque non ha particolari esigenze logistiche. Affittando una camera invece della classica prenotazione alberghiera si riesce a risparmiare parecchio quindi probabilmente ad allungare la vacanza. In questo periodo infatti per molti il problema non è trovare il tempo per viaggiare quanto piuttosto trovare il denaro.

Una camera ammobiliata può anche essere una soluzione per soggiorni medio-lunghi. Studenti, come abbiamo detto, ma anche trasferimenti per lavoro magari in attesa di trovare una sistemazione definitiva.

BolognaLa città dei portici

La città ha tanti portici quanti nessun’altra al mondo: trentacinque chilometri. Goethe ne parla nel suo ‘Viaggio in Italia’: "Sul far della sera mi sono finalmente appartato da questa antica città veneranda e dotta, da tutta questa folla che, sotto i suoi portici sparsi quasi per tutte le vie, può andare e venire al riparo dal sole e dalla pioggia…". Stendhal, invece, ha un’idea singolare: "Bologna presenta un aspetto deserto e tetro avendo portici sui due lati di tutte le strade. I portici dovrebbero essere da un solo lato come a Modena. Così sarà Parigi fra duecento anni….".

San Petronio, la chiesa incompiuta

La costruzione della chiesa di San Petronio, simbolo della città, fu decisa su iniziativa del Municipio il 26 febbraio del 1390, per celebrare la libertà di recente conquistata e la liberazione dei servi della gleba. Il 7 giugno dello stesso anno fu posta la prima pietra. Ma la chiesa, se si guarda la facciata, è rimasta incompiuta. Cosa è successo? Bologna, divenuta la seconda città degli Stati Pontifici, decise a un certo punto di portare la chiesa di San Petronio a proporzioni superiori a quelle di San Pietro a Roma. Ma il colpo non riuscì perché, nel ‘500, il Cardinal Legato favorì la costruzione dell’Archiginnasio, a fianco, proprio laddove la chiesa avrebbe dovuto espandersi.

Bologna, la città delle torri

L’immagine più vistosamente antica di Bologna è data dalle torri. Nel primo Medioevo erano l’elemento principale delle fortificazioni. Molte torri a Bologna furono innalzate nei secoli XII e XIII dalle famiglie gentilizie delle due fazioni cittadine, i Geremei e i Lambertazzi, per combattersi tra loro. Ad un certo punto, alcune torri vennero costruite in consorzio, con impegni reciproci per conservarle e gettare ponti da torre a torre. Ma se uno dei comproprietari veniva punito, gli si demoliva una fetta di torre. Le due famose sono l’Asinelli e la Garisenda, pare costruite al principio del XII secolo come torri vedetta. Dapprima la Garisenda, il cui terreno cedette (oggi la torre è ancora pendente e un verso di Dante Alighieri è riportato su un lato: invita ad alzare il naso "sotto il chinato"), e poi l’Asinelli per sostituirla. Alta 97,20 metri, essa fu probabilmente iniziata nel 1109 e terminata nel 1119 da Gherardo Asinelli, nobile di parte ghibellina. Ma c’è chi sostiene che essa trae nome da una donna, Asenella, o da "torre snella…l’Asenella".

L’università più antica del mondo

Sono incerte le origini dell’Università di Bologna: il 1088 è accolto come data convenzionale per indicare il periodo in cui inizia a Bologna un insegnamento libero e indipendente dalle scuole ecclesiastiche. Lo Studio bolognese nasce dalle scuole private, municipali. Nelle iniziali scuole laiche, gli eruditi commentano il Corpus Juris di Giustiniano ponendovi accanto delle glosse. Irnerio è il più grande bolognese tra i glossatori. Accanto alla scuola giuridica si pone la scuola di arti liberali (dalla medicina alla grammatica). Alla base dello Studio stanno gli scolari, i quali ne sono i padroni-finanziatori poichè provvedono a pagare i professori.

Notizie sulla storia di Pesaro

La rocca Costanza       
La rocca Costanza di Pesaro è catalogabile come modello di "rocca di pianura" rinascimentale a pianta quadrata orientata sui quattro punti cardinali con torrioni cilindrici ai vertici, scarpati e spartiti da toro lapideo come le stesse cortine, ma parimenti mancanti d’apparati a sporgere, forse demoliti in epoca borgesca. La Rocca Costanza, con la sua indubbia prevalenza formale, si configura come il primo e più significativo manufatto fortificatorio marchigiano nell’ambito del tipo della rocca di pianura a quadrilatero con torrioni cilindrici angolari, che tanta fortuna avrà nello scacchiere Riario-sforzesco in Emilia Romagna e nelle Marche con l’epìgona rocca a Senigallia. Nonostante le ristrutturazioni e la perdita dell’originaria configurazione quattrocentesca, quella pesarese, anche per precocità, assume quindi una rilevanza tipologica di livello nazionale che, tramite i disegni di Leonardo, giungerà sino in Francia, a configurare il castello di Chambord presso Amboise, nel 1518.

Pesaro: piazza del popoloOrigine della città       
La moderna denominazione di Pesaro sembra derivare dal fiume che bagna la città presso la propria foce, l’odierno Foglia, che in epoca romana si chiamava Isaurum o Pisaurum o Pisaurus. Non mancano, come in tutti i casi di incertezza etimologica, supposizioni bizzarre come quella che collega la voce Pisaurum al fatto che in questa città i Galli "pesarono l’oro" tolto ai Romani dopo la famosissima spedizione del Brenno.

Palazzo Ducale       
Nel Palazzo Ducale, che ha visto susseguirsi il dominio di potenti famiglie come i Malatesta, Sforza e i Della Rovere, si sono celebrate con grande sfarzo le nozze tra Camilla D’Aragona e Costanzo Sforza.

L’antica via Flaminia        
La storica via Flaminia, fatta aprire da Caio Flaminio nell’anno 202 a.C., costituisce oggi, soprattutto nel tratto che attraversa la provincia di Pesaro, un autentico unicum per la presenza di ponti, tagli nella roccia, gallerie, lastricati, sostruzioni, chiavicotti, cippi stradali e iscrizioni. Un complesso di resti archeologici di eccezionale rilevanza costituitosi attraverso i secoli col sovrapporsi di stratificazioni e di interventi costruttivi vari. Già nei pressi di Pontericcioli, lungo un tracciato diverso da quello attuale, emergono numerose strutture romane, compresa una monumentale sostruzione in pietra grigia e, poco più avanti, il cosiddetto Ponte Grosso, a due arcate, separate da un piccolo frangiacque. Un secondo monumentale Ponte Grosso, sempre in comune di Cantiano, consente ancora oggi alla Flaminia di superare agevolmente il Burano tramite due arcate larghe circa 7 metri (23 piedi romani), con pilone centrale di 5.60 metri e frangiacque che ripete la struttura originaria di età augustea in pietra corniola, accuratamente tagliata in cave sul posto.

Pesaro       
Pesaro, capoluogo di provincia, con Urbino e porto delle Marche, sorge sulle coste del mare Adriatico, in un terreno piano e alluvionale, ora bonificato; essa si trova nella valle appenninica sulla sponda destra del fiume Foglia. Si compone di un centro antico, dove è possibile riconoscere la caratteristica impostazione a scacchiera della città romana e la successiva struttura rettangolare dei primi secoli del medioevo, e di una zona moderna che si allunga lungo la costa sia a nord che a sud. Nell’antichità, i Piceni furono i possessori di questa città e nel 194 a.C. divenne una colonia romana, chiamata Pisaurum, che deriva dal nome latino del fiume Foglia. Fu resa più forte nel periodo imperiale romano, quando si sviluppò anche come centro commerciale. Durante il periodo barbarico subì stragi e devastazioni. Con la donazione del re dei Franchi Pipino ebbe inizio la secolare appartenenza della città allo stato della chiesa. Nel X secolo raggiunse libertà comunale; successivamente la storia politica di Pesaro si unisce a quella dello Stato della Chiesa.

Piazza del popolo RavennaCuriosità e personaggi di Ravenna

Francesca Da Polenta
Figura femminile resa immortale dalla letteratura, gode di una «una vita più salda e sicura e più reale» che non tutte le ravennati storiche realmente vissute che incontriamo e scopriamo in queste pagine.  Francesca vive nell’immaginario collettivo e continua a far parlare di sé [...] Il suo mito è perenne [...]  La fama di Francesca nasce dalle terzine dantesche. Nel primo cerchio dell’Inferno Francesca sfugge per un istante dalla rapina della bufera infernale e si fa incontro a Dante, sempre avvinghiata a Paolo in quel volo a due, indissolubile ed eterno. [...] Francesca e Franceschina è la figlia di Guido Minore Da Polenta, signore di Ravenna. Il nome della madre è ignoto, come pure l’anno di nascita, che si può collocare intorno al 1260. Risulta che ebbe una sorella più giovane, Samaritana, sulla quale è stato scritto un saggio da Corrado Ricci, e otto fratelli tra legittimi e bastardi. Probabilmente sposò Gianni Ciotto (Johannes Zoctus, cioè Giovanni Zoppo) Malatesta, signore di Rimini, tra il 1275-1282. Come risulta dal testamento di Malatesta da Verucchio, Francesca ebbe una figlia Concordia. Della storia di e amore e morte nulla è rimasto. Suo cognato Paolo Malatesta era sposato con Orabile Beatrice, contessa di Ghiagghiolo, dalla quale ebbe due figli. Si ipotizza che gli amanti furono uccisi dal marito tradito tra il 1283 e il 1286, quando Gianciotto convolò a nuovo nozze con la faentina Zambrasina di Tebaldello Zambrasi.  Come si vede dunque la fonte storica è stata travolta dalle fonti letterarie. Proprio da questo si è sviluppato il mito Ottocentesco. [...] Ricordiamo in Italia Francesca tragica di Silvio Pellico e soprattutto la Francesca di Gabriele D’Annunzio, impersonata in scena da Eleonora Duse.

Lo stemma del Comune di Ravenna
Il testo è stato redatto a cura dell’Ufficio Stampa del Comune di Ravenna.
Della forma dello stemma della città di Ravenna precedente l’attuale e raffigurante Port’Aurea (la porta costruita nel 43 d.C. sotto l’imperatore Claudio, definitivamente demolita nel 1582) si hanno notizie sicure grazie a prove documentarie:  - l’impronta a secco rinvenuta nel 1900 da Silvio Bernicoli in calce ad un atto pubblico dell’11 ottobre 1472 (Archivio Notarile Prt. 46 c. 210-211 settimo dei rogiti del notaio ravennate Martino Astoci);  - il ritrovamento - ad opera di Corrado Ricci - del sigillo in bronzo del XV secolo della Comunità di Ravenna, sigillo consegnato - nel 1906 - al Museo Nazionale di Ravenna e del quale si è persa ogni traccia dopo il trafugamento avvenuto nel 1924.  Gli elementi che maggiormente caratterizzano lo stemma attuale (due campi oro e rosso, contenenti due leoni - dell’un colore nell’altro - controrampanti e affrontati ad un pino verde fruttato d’oro, sradicato e posto nella partizione), così come recepiti ufficialmente dalla Giunta Permanente Araldica nel 1937, sembra possano farsi risalire nella loro combinazione ed uso, ad alcuni anni prima del passaggio dell’effettivo governo della città dalla Repubblica Veneziana alla Santa Sede avvenuto nel 1509. Sicuramente essi (colori compresi) appaiono in un documento del 25 agosto 1509 in principio dei capitoli per il governo della città di Ravenna da approvarsi da Papa Giulio II. Il colore e lo smalto dello stemma vigente (rosso e oro) già erano nello stemma dei Da Polenta, signori della città dalla metà del 1200 fino al 1441 quando essi furono sostituiti dai veneziani il cui stendardo recava gli stessi colori. [...] Gli elementi aggiuntivi specifici del periodo fascista, alla caduta di questo furono eliminati e, nel 1951, la Croce di guerra appesa con nastro sul decusse dei rami di quercia e alloro fu sostituita con la riproduzione della Medaglia d’Oro al Valor Militare concessa alla città di Ravenna per il suo operato nella Liberazione.

Statua di Guidarello Guidarelli
La statua di Guidarello Guidarelli è ora conservata nella Pinacoteca di Ravenna.   
Nelle note di viaggio dello storico fiorentino Gino Chiapponi, alla statua di Guidarello Guidarelli vennero indirizzate le seguenti parole: "All’Accademia di Belle Arti di Ravenna è una statua giacente d’un guerriero morto, mirabile fra quante opere di scoltura io mi abbia veduto mai. Quella testa, a cui rimane tuttora come l’impressione della vita tolta violentemente, ha tale verità sublime che non ho parole per lodarla. V’è, direbbesi con frase romantica, la vita della morte".  Da allora la lastra funebre del nobile cavaliere, scolpito da Tullio Lombardo nel 1525, continua a riscuotere fama pressoché internazionale, suscitando la curiosità e l’interesse degli studiosi, dei turisti, delle donne italiane e straniere e anche dei più giovani visitatori della Pinacoteca di Ravenna. Alimentato dalla leggenda popolare secondo cui "le donne nubili che baceranno Guidarello potranno sposarsi entro l’anno", l’alone di mistero, che per lungo tempo ha avvolto la scultura, si è mantenuto vivo fino ad oggi grazie alle guide ai diari redatti da numerosi viaggiatori europei in visita a Ravenna tra l’inizio dell’Ottocento e il primo Novecento e alle ricerche di storici dell’arte locali tra cui si ricordano in particolare Carlo Grigioni, Augusto Campana e Santi Muratori. [...]  "In che cosa dunque consiste la maraviglia di questa statua?" si chiedeva Corrado Ricci. "Nel volto, che si può proclamare una delle più splendide opere della Rinascenza. Perché non è uno dei soliti volti ad occhi chiusi, ma il volto d’un uomo spentosi, mantenendo l’orma dell’angoscia che gli ha conturbata l’agonia".
Droctulft         A pagina 278 del libro La poesia (Bari, 1942), Croce, riassumendo un testo latino dello storico Paolo Diacono, narra la sorte e cita l’epitaffio di Droctfult; ne fui singolarmente commosso, e in seguito compresi perché. Droctulft fu un guerriero longobardo che, durante l’assedio di Ravenna, abbandonò i suoi e morì difendendo la città che prima aveva attaccata. Gli abitanti di Ravenna gli dettero sepoltura in un tempio e composero un epitaffio nel quale espressero la loro gratitudine [...]  Tale è la storia del destino di Droctulft, barbaro che morì difendendo Roma [...] Non so neppure in quale periodo sia accaduto il fatto: se a metà del sesto secolo, quando i longobardi devastarono le pianure italiane, o nell’ottavo, prima della resa di Ravenna. Immaginiamo (giacché questo non è un lavoro storico) che fosse il primo. [...]  Veniva dalle selve inestricabili del cinghiale e dell’uro; era bianco, coraggioso, innocente, crudele, leale al suo capo e alla sua tribù, non all’universo. Le guerre lo portarono a Ravenna e là vede qualcosa che non ha mai vista, o che non ha vista pienamente. [...] Vede un insieme che è molteplice senza disordine; vede una città, un organismo fatto di statue, di templi, di giardini, di case, di gradini, di vasi, di capitelli, di spazi regolari e aperti. Nessuna di quelle opere, è vero, lo impressiona per la sua bellezza; lo toccano come oggi si toccherebbe un meccanismo complesso, il cui fine ignoriamo, ma nel cui disegno si scorgesse un’intelligenza immortale. [...] Bruscamente, lo acceca e lo trasforma questa rivelazione: la Città. Sa che in essa egli sarà un cane, un bambino, e che non potrà mai capirla, ma sa anche ch’essa vale più dei suoi dei e della fede giurata e di tutte le paludi della Germania. Droctulft abbandona i suoi e combatte per Ravenna. Muore, e sulla sua tomba incidono parole che non avrebbe mai comprese:  Contempsit caros, dum nos amat ille, parentes, hanc patriam reputans esse, Ravenna, suam.

Marziale - Epigrammi
Marziale poeta dell’età dei Flavi (39-104) compose 15 libri di epigrammi. Le fonti scritte storiche e letterarie contenute nel volume "Vita e personaggi di Ravenna antica", sono riprodotte con testo originale e traduzione.    Epigrammata  III,56: Sit cisterna mihi quam vinea malo Ravennae,  cum possim multo vendere pluris aquam.  A Ravenna preferire avere una cisterna piuttosto che una vigna, dato che l’acqua potrei venderla ad un prezzo molto superiore.   Epigrammata  III,57: Callidus imposuit nuper mihi copo Ravennae:  cum peterem mixtum, vendidit ille merum.  A Ravenna di recente me l’ha fatta un furbacchione d’un oste: chiedevo vino annaffiato, me l’ha dato schietto.   XIII,21: Mollis in aequorea quae crevit spina Ravenna  non erit incultis gratior asparagis.  La delicata spina che cresce nella marina Ravenna non sarà più gustosa degli asparagi selvatici.

Il Gruzzolo di via Luca Longhi   
Mostra permanente inserita nel percorso espositivo del Museo Nazionale.   
Nel 1957 vennero rinvenuti, in via Luca Longhi, i resti di un recipiente di terracotta contenente 665 monete. Il ritrovamento è composto di grossi e doppi grossi emessi tra la prima metà del XIII e la metà del XV secolo dalle zecche di Arezzo, Bologna, Merano, Mantova, Modena, Ferrara, Firenze, Reggio Emilia, Roma, Rimini, e da 8 ducati d’oro della zecca di Venezia.

Non tutti sanno che alcuni celebri e storici personaggi sono nati a Reggio Calabria. Potremmo fare un lungo elenco di nomi ma preferiamo nominarne tre.

Corrado Alvaro (1895 - 1956) nasce a San Luca in Calabria, studia in un collegio di Gesuiti. Partecipa alla prima guerra mondiale durante la quale, viene gravemente ferito. Si dedica al giornalismo sin da giovanissimo con i giornalini universitari e scolastici, la carriera da professionista la inizia con "900" e dopo la caduta del fascismo dirige il quotidiano "Risorgimento". Muore a Roma dove si era stabilito fin dagli anni trenta. Scrittore di vigorosa serietà morale, è il pessimista rievocatore di una sua mitica e cara Calabria. Pur essendo infatti un intellettuale aperto all’Europa, grazie ai suoi soggiorni all’estero ed i suoi incarichi lavorativi sopratutto in Francia, egli è profondamente radicato alla sua terra e sin dalle prime opere manifesta la necessità di narrare la realtà umile, povera e dolorosa della Calabria sempre con i toni lirici ed evocativi di chi vive oramai lontano. Tra le altre opere di Corrado Alvaro: "Poesie grigioverdi", "L’uomo nel labirinto", "L’amata alla finestra" e "Vent’anni".

Reggio CalabriaGianni Versace, nacque nel 1946 a Reggio Calabria. I primi contatti col mondo della moda li ha avuti da ragazzino lavorando nell’atelier della madre, nel 1972 si trasferì a Milano, dove disegnò per Complice, Genny e Callaghan. Fu eccezionale figura d’avanguardia nella moda internazionale, protagonista della nascita del pret-à-porter italiano. Gianni Versace s’impegnò a collegare la moda elegante a quella sportiva, quella maschile alla femminile, dando vita ad uno stile ed un "vestire italiano" che ha dato lustro e successo all’italianità nel mondo. Realizzò molti costumi teatrali, in particolare per i balletti di Maurice Béjart, e produsse anche accessori e profumi, capi di abbigliamento intimo e per bambini. Fu assassinato nel luglio del 1997 davanti alla sua villa di South Beach, a Miami.

Tommaso Campanella         Nato a Stilo sulla jonica nel 1568, suo padre era "u scarparu" ovvero il ciabattino, Tommaso Campanella fu uno dei letterati più famosi del tempo. Domenicano, filosofo, fu accusato di congiura contro il governo spagnolo. Processato e condannato, rimase in carcere per 27 anni, morì a Parigi il 21 Maggio 1639. Tommaso Campanella fu naturalista e studioso di Telesio e Giordano Bruno, dei quali ne divulgò le teorie. Per i suoi studi su Telesio e per il preciso atteggiamento contro la filosofia di Aristotele, insospettì i suoi superiori e subì ulteriori processi per eresia tra il 1599 e il 1626. Le varie vicende lo portarono a cambiare spesso residenza, Napoli, Roma, Firenze, Padova, nel 1598 rientra a Stilo ed infine si stabilisce a Parigi dove trovò tranquillità e libertà di pensiero con i favori del Cardinale Richelieu. Tra le sue opere: De sensu rerum, Metaphysica, La città del sole, ovvero la sua Stilo, Apologia pro Galileo, Theologia, De nomine, Poesie filosofiche ed altre ancora… Celebre il verso di un suo sonetto, "Io nacqui a debellar tre mali estremi: tirannide, sofismi, ipocrisia".

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